giovedì, Novembre 21, 2019

La carità fraterna

Debbo vivere negli altri più che in me; le gioie e le pene degli altri devono interessarmi più delle mie. Gandhi, quando il medico gli faceva delle medicazioni dolorose, continuava tranquillamente a parlare, perché il suo dolore gli era più lontano dei dolori di tutti. Il modo di liberarci dei nostri dolori è di sentire quelli degli altri. 

Ritiro a Firenze, 21 luglio 1957

La mia vocazione come cristiano mi impegna prima di tutto a vivere la missione di Gesù per la quale io non posso accettare di vivere in una comunità ristretta: “Si sta bene insieme, gli altri lasciamoli fuori”. Oppure: “Si sta bene nella Chiesa, gli altri – i musulmani, i comunisti – buttiamoli via!”.

No, l’amore di Dio, l’amore del cristiano non può conoscere limiti e confini, ma tutto deve abbracciare.

Esercizi spirituali a  Paestum (SA), giugno 1986

Sono di nuovo a San Sergio (…). “… e non giudichi il suo prossimo”. Non so riprendere e vedo intorno a me tante cose da correggere, e sento di dover insegnare.

Ma solo il mio esempio può insegnare e correggere.

Figli nel Figlio (diario), 8 agosto 1994

La Comunità non è soltanto un impegno ad ascoltare delle prediche o a dire certe preghiere – è un impegno di carità fraterna prima ancora di essere un impegno di recita di alcune preghiere. Perché in fondo la nostra unione con Dio non si realizza con la recita di alcune preghiere, ma nella carità.

Adunanza a Firenze, 6 gennaio 1956

Per vivere la legge della carità, una legge di carità che non ci rende estranei a nulla, si impone di realizzare nella propria vita la vita dell’universo. Nulla di più, nulla di meno.

Io non posso accettare di essere semplicemente ‘io’; non lo posso, non lo voglio. In me tutto l’universo deve vivere e deve acquistare una voce. In me, in quanto io sono nel Cristo, tutto quanto l’universo diviene uno.

Adunanza a Firenze, 1° ottobre 1961

La gelosia dell’uomo! Ci sembra che quello che Dio dà agli altri lo sottragga a noi, e allora siamo gelosi della scelta di Dio.

Ma, se tu ami, quello che è dei tuoi fratelli è tuo, perché tu e i tuoi fratelli siete uno.

Ritiro a Firenze, 16 aprile 1989

 Ogni tuo giudizio esclude l’amore. L’amore è unità e deve trascendere ogni opposizione. Solo un amore che trascende ogni opposizione è un amore che salva; solo questo amore è l’amore di Dio.

Colui che si divide, si divide dall’Amore, si divide da Dio.

L’attesa, 16 aprile 1975 (II edizione, pag. 220)

Ricordatevi che l’amore fraterno è un amore che si dona in un perdono continuo, perché sempre abbiamo da perdonare gli altri come dobbiamo essere noi perdonati, ed è in questo perdono reciproco che veramente l’amore si incarna, come è nel perdono verso di noi che si è incarnato l’amore del Cristo.

Omelia a Siracusa, 13 marzo 1988

Come Dio non può negarmi se stesso, così non può negarmi coloro nei quali e per i quali Egli mi si è fatto conoscere.

lo debbo tanto amarli da poterli salvare, ed è anche la loro salvezza il mio paradiso.

Per l’acqua e per il fuoco (diario), p. 49 (30 agosto 1970)

Vi sono i nemici della Chiesa, ma non è la Chiesa che ha nemici; vi sono coloro che non l’amano e che vogliono separarsi da Lei, ma la Chiesa non può separarsi da alcuno.

Così il cristiano.

La legge è l’amore, I ediz., p. 73

Nell’amicizia, nell’amore nuziale, nell’amore materno, l’uomo si apre all’altro. Non si chiude in se stesso, ma si realizza nel donarsi. L’essere, come in Dio, è amore. Tanto più sei, quanto più ti doni. Tu non possiedi che quello che dai.

Meditazioni sulle tre lettere di Giovanni, p. 57

Se veramente il nostro amore è espressione di una nostra partecipazione alla natura che abbiamo ricevuto da Dio in quanto suoi figli, il nostro amore è un amore libero, che si dona a tutti e a ciascuno, e si dona senza perché. Come diceva Simone Weil: uno smeraldo non può non essere verde. Così il cristiano non può non essere amore.

Meditazioni sulle tre lettere di Giovanni, Edizioni San Paolo 2013, p. 118

Oh, se i poveri sentissero di nuovo che noi siamo tutti al loro servizio! E non perché così acquistiamo il Paradiso, ma perché li sentiamo più grandi di noi, li sentiamo per diritto figli di Dio, mentre noi ci sentiamo soltanto ammessi per la loro carità (…).

Non sei tu che devi riconoscere fratello il povero; non credere di fare una grande degnazione se avvicini il povero. È il povero invece che deve farti la degnazione di sentirti fratello nella società dei poveri che è la Chiesa di Dio.

Ritiro a Casa San Sergio (FI), 14 ottobre 1956

Più che in voi stessi, voi siete in coloro che vi amano. Che il cuore di ciascuno di noi sia veramente come il luogo che tutti ci accoglie: tutti in ciascuno e ciascuno in tutti.

Ecco, miei cari fratelli, che cos’è la Comunità.

Esercizi spirituali a La Verna, 3-10 agosto 1980

Se volete sapere se amate Dio, se volete sapere se siete cristiani, interrogate voi stessi: vi sapete accettare l’un l’altro? Sapete amarvi davvero, senza opposizioni e contrasti, senza avere un senso di diffidenza gli uni verso gli altri?

Se avete questo amore, allora sapete che amate Dio.

Ritiro a Siracusa, 27 gennaio 1990

Non si vive il nostro Cristianesimo se non vivendo questo morire al nostro egoismo, questo morire a noi stessi perché viva in noi l’amore di Dio. Anche nella Comunità vivere vuol dire essere disponibili agli altri, accettare il sacrificio della loro presenza, donarsi senza pretendere di ricevere.

Se riceviamo ne godiamo, ma non pretendiamo, perché il diritto distrugge l’amore.

Esercizi spirituali ad Arliano (LU), 13-17 giugno 1980

Il Signore ha voluto che la nostra risposta al suo amore non ci sottraesse ai fratelli, ma piuttosto ci legasse più strettamente tra noi. 
La fede nell’amore di Dio viene meno, quando viene meno la carità. 
Bisogna amarci sul serio, di un amore soprannaturale, di un amore generoso e fedele, di un amore che non deve essere di parole e di sentimenti, ma deve realmente impegnarci l’un l’altro alla pazienza, alla comprensione, alla stima, all’aiuto fraterno.

I vol. Circolari, Crediamo alla nostra vocazione, Tempora di quaresima 1963

Nessuno di noi sa amare, nessuno di noi ama realmente, almeno dell’amore proprio del Cristo. L’amore del Cristo implica la nostra solidarietà con tutti, implica che noi non possiamo accettare di andare in paradiso se un nostro fratello dovesse andare all’inferno. “Prendi me, getta me all’inferno e salva lui! Fammi la pietra che chiuda la porta dell’inferno, ma che tutti i peccatori siano salvi”. Era la preghiera di san Domenico.

Accettate voi di andare all’inferno, perché il vostro nemico vada in paradiso?.

Esercizi spirituali a La Verna, 6 agosto 1980