domenica, Ottobre 25, 2020

Per te Dio vuole ancora di più… (1973)

Nessuna tua ambizione, nessun tuo desiderio può essere proporzionato alla vocazione che hai ricevuto. Dilata pure il tuo cuore, desidera infinitamente più di quello che desideri: Dio vuole ancora di più per te; Egli ti ha voluto, ti ha voluto per Sé e ha dato come fine al tuo cammino non una qualunque santità, ma Lui stesso, non una qualunque grandezza, ma la sua, non una qualunque gioia, ma la sua gioia infinita.

La legge è l’amore, II ediz., p. 26

Non offendere il Signore

Affermare che ci accontentiamo di andare in paradiso per la porta di servizio è offendere il Signore. Dio non si offende se gli chiediamo troppo, piuttosto se gli chiediamo poco.

Non dobbiamo chiedere in forza dei nostri meriti, ma in forza del suo amore, e il suo amore rimane infinito.

Chiedere Dio a Dio, p. 94

Murati nel buio (1946)

Nel terrore di poter rispondere a Dio gettandoci in quell’Abisso di luce che ci chiama e invincibilmente ci attrae, alziamo davanti a noi un muro ogni giorno più massiccio e più alto, eppoi ci lamentiamo di esser murati nel buio.

La fuga immobile, 17 settembre 1946, II ediz., p. 200

Liberi da ogni possesso per possedere Dio

Fintanto che avete dei meriti, fintanto che avete delle virtù, poiché avete qualcosa, non potete essere sante (…). Non dico che non dobbiate essere virtuose, ma che non dovete ritenere le virtù come vostre. Il possesso sia pure delle virtù è la misura che ponete al dono di Dio. Dio solo è santo! L’anima deve aprirsi a Lui, totalmente libera da ogni possesso, anche interiore.

Chi ci tiene alle sue virtù è già troppo ricco per possedere Dio.

Spiritualità carmelitana e sacramenti, II edizione, p. 288

La risposta di Dio (1975)

La Resurrezione di Cristo è davvero la risposta all’ansietà di tutta l’umanità che vuol conoscere il senso della vita, che vuol sapere dove tende la storia del mondo, questa avventura cieca che l’umanità vive da secoli, da millenni senza sapere dove va.
La Resurrezione è la risposta di Dio. 

Triduo pasquale a Casa San Sergio, 27-30 marzo 1975

La nostra vocazione (1959)

Ognuno di noi è chiamato a vivere la vita di Dio: la nostra vocazione è questa. Non è quella di fare scuola, di mandare avanti il laboratorio, di lavorare in casa, di badare ai bambini; la nostra vocazione non è nemmeno la semplice preghiera.
La nostra vocazione è Dio stesso, è essere Lui, vivere Lui. 

Ritiro a Casa San Sergio (FI), 17 maggio 1959

L’oblio di se stessi (1973)

È proprio questo l’ultimo grado della vita spirituale: l’oblio di te stesso, come tu non fossi. All’inizio del cammino è come se Dio non fosse, non esiste che il mio egoismo, la mia ambizione, la mia sensualità! Dio è poco più che una parola.

Al termine invece Dio solo è, e l’uomo è come non fosse più, non vive più che di Lui.

La legge è l’amore, I ediz., p. 71-72

L’inferno e lo spiraglio (1980)

Non è Dio che ha creato l’inferno; è l’uomo che l’ha creato, perché essendo stato creato libero, è stato creato anche capace di rifiutarsi a Dio, di dire di no a Dio e di dirlo eternamente. Questo soltanto è l’inferno. 
Dio non condanna mai, non condannerà mai! Dio non potrà mai odiare! 
Egli è l’amore e attende soltanto che tu gli apra uno spiraglio. 

Esercizi spirituali a La Verna, 3-10 agosto 1980

L’inutilità di Dio (1970)

Per essere veramente l’Assoluto, per essere il nostro Dio, bisogna che sia inutile.
Non bisogna pretendere che Dio sia a servizio dei nostri esami, e nemmeno a servizio della nostra salute, perché altrimenti la nostra salute diventa il nostro Dio e Dio diventa un idolo del quale noi approfittiamo per ottenere la salute da Lui.

Esercizi spirituali a Venezia, 23 ottobre 1970

Essere santi (1994)

Esser santi non vuol dire esser delle anime pie, che facilmente son contente di sé e credono che la santità consista nella moltiplicazione degli atti di pietà, delle opere buone, e nulla di più.
Esser santi vuol dire morire e risorgere, vuol dire disfarci ed essere come nuovamente creati per un atto di Dio, vuol dire essere collaboratori di Dio a un’opera che è più grande della creazione medesima, perché suppone una riforma totale dall’intimo di un essere che il peccato ha devastato.

La preghiera. Lavoro del cristiano, p. 117