domenica, Ottobre 25, 2020

Amate Dio? (1990)

Se volete sapere se amate Dio, se volete sapere se siete cristiani, interrogate voi stessi: vi sapete accettare l’un l’altro? Sapete amarvi davvero, senza opposizioni e contrasti, senza avere un senso di diffidenza gli uni verso gli altri?

Se avete questo amore, allora sapete che amate Dio.

Ritiro a Siracusa, 27 gennaio 1990

Amare senza pretendere di ricevere (1980)

Non si vive il nostro Cristianesimo se non vivendo questo morire al nostro egoismo, questo morire a noi stessi perché viva in noi l’amore di Dio. Anche nella Comunità vivere vuol dire essere disponibili agli altri, accettare il sacrificio della loro presenza, donarsi senza pretendere di ricevere.

Se riceviamo ne godiamo, ma non pretendiamo, perché il diritto distrugge l’amore.

Esercizi spirituali ad Arliano (LU), 13-17 giugno 1980

Amarci sul serio (1963)

Il Signore ha voluto che la nostra risposta al suo amore non ci sottraesse ai fratelli, ma piuttosto ci legasse più strettamente tra noi. 
La fede nell’amore di Dio viene meno, quando viene meno la carità. 
Bisogna amarci sul serio, di un amore soprannaturale, di un amore generoso e fedele, di un amore che non deve essere di parole e di sentimenti, ma deve realmente impegnarci l’un l’altro alla pazienza, alla comprensione, alla stima, all’aiuto fraterno.

I vol. Circolari, Crediamo alla nostra vocazione, Tempora di quaresima 1963

Accetti di andare all’inferno? (1980)

Nessuno di noi sa amare, nessuno di noi ama realmente, almeno dell’amore proprio del Cristo. L’amore del Cristo implica la nostra solidarietà con tutti, implica che noi non possiamo accettare di andare in paradiso se un nostro fratello dovesse andare all’inferno. “Prendi me, getta me all’inferno e salva lui! Fammi la pietra che chiuda la porta dell’inferno, ma che tutti i peccatori siano salvi”. Era la preghiera di san Domenico.

Accettate voi di andare all’inferno, perché il vostro nemico vada in paradiso?.

Esercizi spirituali a La Verna, 6 agosto 1980

Una purificazione continua (1964)

Vorremmo un po’ più di pace, vorremmo che Nostro Signore non ci disturbasse troppo; invece nella misura che l’amore divino ci penetra e ci investe, ci ferisce, fruga nelle più intime profondità dell’essere creato e sembra, via che la purificazione procede, che debba cominciare ancora; sembra, tanto più Egli ci brucia, che tanto più rimanga da bruciare. Ecco perché i santi, ed erano santi, si sentivano peccatori al termine del loro viaggio più di quando l’avevano appena incominciato.

Verso la visione, I ed. p. 96

Saper riconoscere gli idoli (1959)

Tutto è mezzo per te. L’anima cristiana, per sé, non deve rinunziare a nulla. Non ha ragione nessuna rinunzia nel cristiano. L’unica rinunzia che si deve fare è all’idolatria, cioè a tutto quello che ferma l’anima, a tutto quello che impedisce che l’anima vada oltre. L’idolo è qualunque cosa: è anche il tuo cappotto, sono anche i tuoi capelli pettinati in un certo modo piuttosto che in un altro; diventa idolo qualunque cosa nella misura che ti ferma, perché nell’istante che ti ferma, questa cosa diviene il tuo dio.

Adunanza del 1° novembre 1959 a Firenze

L’oblio di se stessi (1973)

È proprio questo l’ultimo grado della vita spirituale: l’oblio di te stesso, come tu non fossi. All’inizio del cammino è come se Dio non fosse, non esiste che il mio egoismo, la mia ambizione, la mia sensualità! Dio è poco più che una parola.

Al termine invece Dio solo è, e l’uomo è come non fosse più, non vive più che di Lui.

La legge è l’amore, I ediz., p. 71-72

In discesa, non in ascesa (1988)

Dio ci fa santi maturandoci nell’umiltà, perché il vero cammino della santità è in discesa, non in ascesa. Il nostro cammino vero è lo sprofondare sempre più nel sentimento della nostra impotenza, della nostra miseria, perché Dio solo è Santo.

E noi saremo santi solo nella misura che Lui vivrà in noi.

Chiedere Dio a Dio, p. 102

Il desiderio del volto di Dio (1964)

Conoscere Dio! Come è fiacco in noi il desiderio della divina visione, in noi che ci sentiamo così ciechi alle cose divine! La frenesia della vita attiva è una giustificazione di un mondo che cerca di fuggire se stesso, cerca di contentare Dio, senza volerne vedere il Volto perché dispera di saperlo trovare, perché dispera di poterlo vedere.

Verso la visione, I ediz., p. 73

Di fronte a Dio (1957)

Tutto il cammino è un volgersi a Dio. Non volgere più le spalle al Signore, ma mettersi di fronte a Lui sicché scompaia ogni cosa per l’anima e non rimanga più, nella luce infinita, che il Signore.

Dio solo è. Diceva un giorno Dio a S. Caterina: «lo sono Colui che sono, tu sei colei che non è».

La via del ritorno, Ed. San Paolo, p. 36