mercoledì, Dicembre 08, 2021

Portare nel mondo la gioia della risurrezione (1996)

Ne I fratelli Karamazov Dostoevskij ci avrebbe voluto annunciare profeticamente il trionfo del bene nella missione e nella vita di Alëša, l’angelo che lo staretz Zosima, morendo, manda nel mondo, perché nel mondo possa dilagare la gioia della risurrezione pasquale. Alëša è immagine pura del Cristo: la bellezza spirituale, manifestata nel volto del Cristo, salverà il mondo, lo rinnoverà. Manca al romanzo la fine, ma già nel suo grandioso inizio lo scrittore vede conservata nel silenzio dei monasteri l’immagine viva del Cristo. Con la sua missione Alëša dovrà lasciare l’ombra dei chiostri per portare questa immagine nel mondo.

Dostoevskij. La passione per Cristo, pag. 222-223 (I edizione)

L’eterna gioia pasquale (1970)

La Resurrezione non è perché Cristo ci lasci, ma perché Egli possa rimanere così sempre con noi, con chiunque, in ogni momento. Con la Resurrezione, Cristo non è più condizionato dal tempo, dai luoghi, perché Egli è la presenza pura, Egli è la realtà della presenza immutabile, piena.

Così in ogni luogo, così in ogni tempo, così ogni anima può vivere questa comunione di amore con Lui. Ed è questa l’eterna gioia pasquale.

Ritiro a Casa San Sergio (FI), 25 aprile 1970

Vivere negli altri (1957)

Debbo vivere negli altri più che in me; le gioie e le pene degli altri devono interessarmi più delle mie. Gandhi, quando il medico gli faceva delle medicazioni dolorose, continuava tranquillamente a parlare, perché il suo dolore gli era più lontano dei dolori di tutti.
Il modo di liberarci dei nostri dolori è di sentire quelli degli altri. 

Ritiro a Firenze, 21 luglio 1957

Un amore senza confini (1986)

La mia vocazione come cristiano mi impegna prima di tutto a vivere la missione di Gesù per la quale io non posso accettare di vivere in una comunità ristretta: “Si sta bene insieme, gli altri lasciamoli fuori”. Oppure: “Si sta bene nella Chiesa, gli altri – i musulmani, i comunisti – buttiamoli via!”.

No, l’amore di Dio, l’amore del cristiano non può conoscere limiti e confini, ma tutto deve abbracciare.

Esercizi spirituali a  Paestum (SA), giugno 1986

Solo l’esempio (1994)

Sono di nuovo a San Sergio (…). “… e non giudichi il suo prossimo”. Non so riprendere e vedo intorno a me tante cose da correggere, e sento di dover insegnare.

Ma solo il mio esempio può insegnare e correggere.

Figli nel Figlio (diario), 8 agosto 1994

Prima ancora (1956)

La Comunità non è soltanto un impegno ad ascoltare delle prediche o a dire certe preghiere – è un impegno di carità fraterna prima ancora di essere un impegno di recita di alcune preghiere. Perché in fondo la nostra unione con Dio non si realizza con la recita di alcune preghiere, ma nella carità.

Adunanza a Firenze, 6 gennaio 1956

La legge della carità (1961)

Per vivere la legge della carità, una legge di carità che non ci rende estranei a nulla, si impone di realizzare nella propria vita la vita dell’universo. Nulla di più, nulla di meno.

Io non posso accettare di essere semplicemente ‘io’; non lo posso, non lo voglio. In me tutto l’universo deve vivere e deve acquistare una voce. In me, in quanto io sono nel Cristo, tutto quanto l’universo diviene uno.

Adunanza a Firenze, 1° ottobre 1961

La gelosia (1989)

La gelosia dell’uomo! Ci sembra che quello che Dio dà agli altri lo sottragga a noi, e allora siamo gelosi della scelta di Dio.

Ma, se tu ami, quello che è dei tuoi fratelli è tuo, perché tu e i tuoi fratelli siete uno.

Ritiro a Firenze, 16 aprile 1989

L’amore che salva (1975)

 Ogni tuo giudizio esclude l’amore. L’amore è unità e deve trascendere ogni opposizione. Solo un amore che trascende ogni opposizione è un amore che salva; solo questo amore è l’amore di Dio.

Colui che si divide, si divide dall’Amore, si divide da Dio.

L’attesa, 16 aprile 1975 (II edizione, pag. 220)

Il perdono reciproco (1988)

Ricordatevi che l’amore fraterno è un amore che si dona in un perdono continuo, perché sempre abbiamo da perdonare gli altri come dobbiamo essere noi perdonati, ed è in questo perdono reciproco che veramente l’amore si incarna, come è nel perdono verso di noi che si è incarnato l’amore del Cristo.

Omelia a Siracusa, 13 marzo 1988