mercoledì, Dicembre 08, 2021

Anime pie o donne di strada? (1968)

Dio non ci può amare finché vogliamo essere amati per qualche cosa, perché Dio non può amare che Sé: il suo amore, per essere vero, è necessario che sia gratuito.
È molto meglio essere delle pubbliche peccatrici, delle donne di strada, che delle anime pie, consapevoli di una loro virtù, soddisfatte di una loro giustizia.

La fede nell’amore, pp. 109-110

Crescere attraverso le crisi (1972)

Per arrivare ad essere uomini, bisogna passare attraverso le crisi della pubertà e della giovinezza. Anche la vita spirituale nel suo cammino sembra passare attraverso delle involuzioni.
Anche nella preghiera dal fervore si passa all’aridità: diveniamo aridi come una pietra, secchi come un legno secco. Non si riesce più a dir nulla, non si riesce più a pensare.
Siamo dunque perduti? Probabilmente, al contrario andiamo avanti: è così che si va avanti. In ogni vera crescita passiamo attraverso numerose crisi, perché la nostra vita interiore, la nostra stessa preghiera si possa approfondire, si purifichi, divenga meno legata al sensibile e più spirituale.

Introduzione ai salmi, p. 96

Ogni letteratura è sacra (1987)

Facendoci conoscere l’uomo a immagine di Dio, la grande poesia ci fa conoscere in qualche modo anche Dio.

Pertanto ogni letteratura ha carattere sacro: nella parola vera dell’uomo, parla anche Dio.

Pensieri extra vaganti, n. 35

Ha ragione Dostoevskij (1945)

Ha ragione Dostoevskij. Il tuo amore deve abbracciare tutto: tutto l’universo: tutta la creazione deve esultare in te nella pienezza della Vita divina. L’estasi non strappa alla terra, ma eleva con te la terra, nella luce di Dio – la trasfigura in Dio.

Il Cristianesimo vero ha sempre rinnegato un ascetismo manicheo che veda nella rinunzia e nel rinnegamento il suo fine. Il cristiano non può rinunziare a nulla, tutto è suo – e tutto egli deve portare con sé, elevare con sé fino a Dio, nell’amore.

La fuga immobile (diario), p. 145, 8 novembre 1945

Convertirsi leggendo Dostoevskij (1980)

Mi sono convertito perché ho letto Dostoevskij, e se non leggevo Dostoevskij a quest’ora non ero prete, ve lo dico schiettamente. A quest’ora sarei stato scrittore, poeta, quello che volete, ma non prete. E forse nemmeno cristiano.

Adunanza a Firenze, 6 gennaio 1980

Bach e Beethoven (parlare attraverso la musica) (1968)

La parola non è esclusiva al linguaggio articolato: …anche il suono, che non è linguaggio articolato, è espressione di umana intelligenza, anzi di genio. Si pensi la musica; non si vorrà certo dire che Bach o Beethoven non ci parlino attraverso la musica. La musica è un linguaggio che ha un contenuto umano d’intelligibilità, è espressione di vita spirituale; tanti anzi dicono che la musica è l’espressione più alta, più vera del mondo spirituale umano.

Vorrebbe dire allora che, il linguaggio articolato non esprime fino in fondo il nostro mondo interiore.

Adunanza a Firenze, 1° dicembre 1968

Un amante particolare…

Nostro Signore è veramente un amante particolare: non ci ama per le nostre doti, non per le nostre virtù: ciò che lo attira è il nostro peccato, perché da noi non può chiedere altro. Mentre quello che di positivo abbiamo, è Lui che ce lo dà.

Così è il vuoto e la miseria della nostra anima che attirano l’immenso amore di Dio.

Chiedere Dio a Dio, p. 93

Il senso del peccato (1980)

Se tu non avessi il senso del tuo peccato Gesù ti sarebbe estraneo, tu troveresti in te stesso la tua sufficienza.

È proprio nella misura che senti di essere povero che sei ricco; è proprio nella misura che ti senti indegno che Egli diviene colui che colma le tue deficienze.

Esercizi ad Arliano (LU), 15 giugno 1980

Basta che tu ti apra… (1980)

Noi dobbiamo essere sicuri, e dobbiamo esserlo realmente, che se Dio si è dato una volta per sempre, e si è dato senza pentimento, basta che l’anima tua s’apra ad accogliere il dono divino perché tutto sia tuo, ora e qui.
Anche se tu hai commesso qualche gravissimo peccato, basta che tu creda, che tu ti abbandoni; basta che tu ti apra in una speranza viva ad accogliere questo amore infinito che non suppone nulla in te se non il tuo pentimento. 

Ritiro a Firenze, 20 gennaio 1980