domenica, Ottobre 25, 2020

Un amante particolare…

Nostro Signore è veramente un amante particolare: non ci ama per le nostre doti, non per le nostre virtù: ciò che lo attira è il nostro peccato, perché da noi non può chiedere altro. Mentre quello che di positivo abbiamo, è Lui che ce lo dà.

Così è il vuoto e la miseria della nostra anima che attirano l’immenso amore di Dio.

Chiedere Dio a Dio, p. 93

Il senso del peccato (1980)

Se tu non avessi il senso del tuo peccato Gesù ti sarebbe estraneo, tu troveresti in te stesso la tua sufficienza.

È proprio nella misura che senti di essere povero che sei ricco; è proprio nella misura che ti senti indegno che Egli diviene colui che colma le tue deficienze.

Esercizi ad Arliano (LU), 15 giugno 1980

Basta che tu ti apra… (1980)

Noi dobbiamo essere sicuri, e dobbiamo esserlo realmente, che se Dio si è dato una volta per sempre, e si è dato senza pentimento, basta che l’anima tua s’apra ad accogliere il dono divino perché tutto sia tuo, ora e qui.
Anche se tu hai commesso qualche gravissimo peccato, basta che tu creda, che tu ti abbandoni; basta che tu ti apra in una speranza viva ad accogliere questo amore infinito che non suppone nulla in te se non il tuo pentimento. 

Ritiro a Firenze, 20 gennaio 1980

Portare nel mondo la gioia della risurrezione (1996)

Ne I fratelli Karamazov Dostoevskij ci avrebbe voluto annunciare profeticamente il trionfo del bene nella missione e nella vita di Alëša, l’angelo che lo staretz Zosima, morendo, manda nel mondo, perché nel mondo possa dilagare la gioia della risurrezione pasquale. Alëša è immagine pura del Cristo: la bellezza spirituale, manifestata nel volto del Cristo, salverà il mondo, lo rinnoverà. Manca al romanzo la fine, ma già nel suo grandioso inizio lo scrittore vede conservata nel silenzio dei monasteri l’immagine viva del Cristo. Con la sua missione Alëša dovrà lasciare l’ombra dei chiostri per portare questa immagine nel mondo.

Dostoevskij. La passione per Cristo, pag. 222-223 (I edizione)

L’eterna gioia pasquale (1970)

La Resurrezione non è perché Cristo ci lasci, ma perché Egli possa rimanere così sempre con noi, con chiunque, in ogni momento. Con la Resurrezione, Cristo non è più condizionato dal tempo, dai luoghi, perché Egli è la presenza pura, Egli è la realtà della presenza immutabile, piena.

Così in ogni luogo, così in ogni tempo, così ogni anima può vivere questa comunione di amore con Lui. Ed è questa l’eterna gioia pasquale.

Ritiro a Casa San Sergio (FI), 25 aprile 1970

Vivere negli altri (1957)

Debbo vivere negli altri più che in me; le gioie e le pene degli altri devono interessarmi più delle mie. Gandhi, quando il medico gli faceva delle medicazioni dolorose, continuava tranquillamente a parlare, perché il suo dolore gli era più lontano dei dolori di tutti.
Il modo di liberarci dei nostri dolori è di sentire quelli degli altri. 

Ritiro a Firenze, 21 luglio 1957

Un amore senza confini (1986)

La mia vocazione come cristiano mi impegna prima di tutto a vivere la missione di Gesù per la quale io non posso accettare di vivere in una comunità ristretta: “Si sta bene insieme, gli altri lasciamoli fuori”. Oppure: “Si sta bene nella Chiesa, gli altri – i musulmani, i comunisti – buttiamoli via!”.

No, l’amore di Dio, l’amore del cristiano non può conoscere limiti e confini, ma tutto deve abbracciare.

Esercizi spirituali a  Paestum (SA), giugno 1986

Solo l’esempio (1994)

Sono di nuovo a San Sergio (…). “… e non giudichi il suo prossimo”. Non so riprendere e vedo intorno a me tante cose da correggere, e sento di dover insegnare.

Ma solo il mio esempio può insegnare e correggere.

Figli nel Figlio (diario), 8 agosto 1994

Prima ancora (1956)

La Comunità non è soltanto un impegno ad ascoltare delle prediche o a dire certe preghiere – è un impegno di carità fraterna prima ancora di essere un impegno di recita di alcune preghiere. Perché in fondo la nostra unione con Dio non si realizza con la recita di alcune preghiere, ma nella carità.

Adunanza a Firenze, 6 gennaio 1956