mercoledì, Dicembre 08, 2021

Il dovere della vigilanza (1975)

Miei cari fratelli, l’evoluzione, il progresso non è necessariamente solo in un senso; non è detto davvero che il tempo per sé realizzi un processo di bene. La libertà dell’uomo può mettere sempre in pericolo ogni acquisizione che l’umanità abbia compiuto, così come ognuno di noi può mettere in pericolo la propria salvezza, anche se per anni e anni è rimasto fedele al Signore

Le responsabilità dei preti, II ediz., San Paolo 2010, p. 76

Spiritualità d’élite? (1965)

Ogni spiritualità d’élite è anticristiana. Se la Comunità divenisse una chiesuola e noi stessimo a guardarci l’un l’altro, per benino, mantenendo lontani tutti coloro che non fanno parte della Comunità, praticamente non vivremmo più vita cristiana. Potremmo vivere una vita spirituale (spirituale in senso umano, non spirituale dallo Spirito di Dio), spirituale e nobile quanto si voglia, ma non più una vita cristiana (…).

Dio non ci santifica e non ci salva individualmente, ma in quanto siamo legati fra noi, perché Egli ha amato e ama un popolo che è la sua Chiesa. È la sua Chiesa che Lo conosce e Lo serve. Noi dunque Lo conosciamo e Lo serviamo in quanto facciamo parte di lei, in quanto, in qualche modo, ci identifichiamo a lei.

Ritiro a Casa San Sergio (FI), 17 gennaio 1965

Temere la santità… troppo santa (1959)

Dobbiamo temere della santità troppo santa, perché è difficile che non sia un vestito che l’anima si dona, è difficile che non importi un ripiegarsi su se stessi, un dare più peso a quel che appare all’esterno che a quello che realmente è.

I santi veri sono stati sempre difettosi.

Ritiro a Firenze, 15 febbraio 1959

Il pericolo di chiudersi (1957)

Tremendo impegno d’amore quello della carità fraterna! Il pericolo per noi può esser quello di crederci anime più impegnate delle altre e di contentarci di una unione stabilita fra noi, mentre questa unità fra noi è soltanto per darci più forza per amare.
La Comunità dei figli di Dio non è un’unità definitiva onde si possano escludere gli altri. Lo spirito di corpo è sempre una cosa che divide, e questo è il pericolo di tutti gli ordini religiosi: il pericolo di chiudersi.

Ritiro a Firenze, 21 luglio 1957

La frenesia della vita attiva (1964)

Conoscere Dio! Come è fiacco in noi il desiderio della divina visione, in noi che ci sentiamo così ciechi alle cose divine!
La frenesia della vita attiva è una giustificazione di un mondo che cerca di fuggire se stesso, cerca di contentare Dio, senza volerne vedere il Volto perché dispera di saperlo trovare, perché dispera di poterlo vedere. 

Verso la visione, p. 73

Non ci profanare! (1957)

“Non ci profanare”, dice la voce del ruscello, dice il colore di un tramonto, dice lo scrosciare della pioggia: “non ci profanare, noi tutti cantiamo il Signore”.

Sentite questo? Come spesso siamo superficiali e distratti! Come troppo spesso noi profaniamo le cose! Profaniamo questo universo perché non sentiamo attraverso l’universo questa divina Presenza, questo mistero di Dio che grava, che incombe, che è presente.

Ritiro a Viareggio, 16 gennaio 1957

I santi nascosti… e la grancassa (1986)

Noi abbiamo sempre una mentalità pagana e tendiamo a canonizzare chi sta in alto e non vediamo i santi che ci stanno vicino.

Per esempio, anche nella nostra Comunità ci sono delle anime che nessuno considera, stanche magari, avanti negli anni. Come dovrei gettarmi ai loro piedi! Sono anime che vivono veramente una loro mortificazione nei riguardi sia dei figli, sia della salute; per noi non hanno nessun peso, ma ne hanno uno grande di fronte a Dio.

Io sono una grancassa, forse non troppo stonata, ma sempre una grancassa; invece queste anime, che sono ai margini, sono il cuore della Chiesa e della Comunità.

Esercizi spirituali a Muzzano (BI), 2-6 agosto 1986

Fuori dal ghetto (1987)

Non chiudere la Chiesa in un ghetto: la sua tradizione è il fiume che raccoglie tutte le acque e le porta al mare. Quello che il passato ha consegnato al mondo e rimane vivo nella coscienza dell’umanità, tutto fa parte della sua tradizione.

Pensieri extra vaganti, n. 74

Essere Gesù (1957)

Noi risponderemo alla nostra vocazione nella Comunità se saremo Gesù; non saremo mai figli di Dio se non saremo il Figlio.

L’entrare nella Comunità è veramente l’impegno a trasformarsi in Cristo.

Ritiro a Firenze del 6 ottobre 1957

Come vorrei sparire! (1969)

Come vorrei, davvero, sparire anche per voi! Come io sento che sono d’impedimento alla vostra santità! Come io sento che, forse, sarebbe una grazia se Dio stesso mi togliesse di mezzo e voi potreste andare più direttamente al Signore!
Vi cullate di belle parole, come io mi cullo di bei discorsi. Quando veramente si incomincerà a vivere una nostra imitazione del Cristo? Quando si incomincerà a vivere veramente, con sincerità, alla sequela di Colui che ci ha insegnato soltanto una cosa: a morire di amore?

Esercizi spirituali a Greccio (RI), 9 Agosto 1969