venerdì, Luglio 30, 2021

Osare l’impossibile

«Dobbiamo capire che la fede è sempre un miracolo, ed esige da noi il superamento di ogni timore e la sicurezza nella potenza di Dio che vive nei nostri cuori. Sarebbe davvero non solo ingenuo, ma anche colpevole, pensare che vi possa essere in noi una capacità di compiere quello che umanamente parlando è impossibile all’uomo. E tutto quello che Dio ci chiede è quello che è impossibile all’uomo.
Ogni cristiano deve osare l’impossibile, e non solo può, ma è obbligato a osare, se crede in Dio».

Circolare del Notiziario, settembre 1999

Uno che sa scrivere…

«Uno che sa scrivere, sa darla ad intendere. Ve lo dico io che scrivo tanto: dai miei libri sembra che io sia chissà chi, poi quando mi si conosce, ci si accorge chi sono: un pover’uomo. Non vogliamo certamente ingannare, ma siamo portati naturalmente e quasi senza accorgercene a farci belli con le belle frasi e i bei discorsi».

Dio solo e Gesù crocifisso (1985), p. 15

I tre silenzi

«Prima è il silenzio che raccoglie l’uomo dal turbinio di pensieri, poi il silenzio nell’ascolto della parola di Dio che ti chiama e finalmente il silenzio che stabilisce l’uomo nel riposo di una comunione perfetta».

Cento pensieri sulla conoscenza di Dio, n. 92, p. 98

Domande retoriche (1967)

«Stamani mi domandavo se la Parola di Dio era veramente per me la Parola di Dio. È Dio veramente che mi parla o sono io che mi fingo di ascoltare un altro, mentre ascolto solo me stesso? Mi domandavo: e la mia preghiera è veramente la mia parola rivolta a Dio, o non piuttosto rivolta a me stesso? Spesso la vita religiosa non è forse come irreale, senza vero contenuto, come un girare intorno a se stessi? (…).

Senza dubbio queste domande sono retoriche, ma dobbiamo ripetercele continuamente, perché non sia retorica la vita».

Battesimo di fuoco, p. 181 (6 novembre 1967)

Verso la vecchiaia… (1967)

Via via che avanzano gli anni, tu sei più povero, più solo. Non so come avvenga: la desolazione più profonda e la povertà più indifesa ti accompagnano e sembrano identificarsi con la pace più profonda e la gioia più pura.

Battesimo di fuoco, p. 62, 7 febbraio 1967

Verginità e amore (1958)

“Credete voi che vivere nella verginità voglia dire di per sé essere santi? … Quante sono le anime che nella verginità hanno soltanto un impedimento alla carità! Hanno soltanto, non certo una causa, ma una occasione di maggiore peccato: di egoismi, di ambizioni, di pettegolezzi stupidi! (…).

Chi della castità non fa un mezzo di amore perfetto, ne fa un mezzo invece di rimpicciolimento, di inaridimento di amore; diventa peggiore di chi vive nel matrimonio”.

Esercizi spirituali a Firenze, 16-18 luglio 1958

Un nuovo tipo di santità (1947)

«Il nostro apostolato è vasto e tende a risanare, elevare, divinizzare l’uomo, non l’uomo soltanto che per ufficio è sacro, ma ogni uomo, ogni professione umana e, per mezzo dell’uomo, tutto il mondo, anche attraverso la tecnica. Questo è il compito più grande che lo Spirito Santo affida ai movimenti religiosi moderni: un nuovo tipo di santità, la “santità profana”, come dice il Maritain.

La santità non deve essere soltanto di quelli che per istituto giuridico sono consacrati a Dio. Non deve bastare agli altri una devozione comune: la santità deve essere per tutti».

Adunanza del 13 aprile 1947 a Firenze

Più santi, sì, ma… (1980)

La nostra vocazione è terribile perché può farci dei farisei, invece che farci somigliare a Gesù: dei farisei che si sentono puliti nei confronti degli altri che sono sudici, che si sentono buoni nei confronti degli altri che sono maledetti. È terribile questo! La nostra vocazione cristiana deve, sì, farci più santi, ma il farci più santi implica il crescere di un amore che, come ci fa una sola cosa con Dio, così ci fa una sola cosa con tutti gli uomini, cosicché io non posso sentirmi più diviso da alcuno.

Esercizi spirituali a La Verna, 6 agosto 1980