venerdì, 13 Dicembre, 2019

Domande retoriche (1967)

«Stamani mi domandavo se la Parola di Dio era veramente per me la Parola di Dio. È Dio veramente che mi parla o sono io che mi fingo di ascoltare un altro, mentre ascolto solo me stesso? Mi domandavo: e la mia preghiera è veramente la mia parola rivolta a Dio, o non piuttosto rivolta a me stesso? Spesso la vita religiosa non è forse come irreale, senza vero contenuto, come un girare intorno a se stessi? (…).

Senza dubbio queste domande sono retoriche, ma dobbiamo ripetercele continuamente, perché non sia retorica la vita».

Battesimo di fuoco, p. 181 (6 novembre 1967)

Verginità e amore (1958)

“Credete voi che vivere nella verginità voglia dire di per sé essere santi? … Quante sono le anime che nella verginità hanno soltanto un impedimento alla carità! Hanno soltanto, non certo una causa, ma una occasione di maggiore peccato: di egoismi, di ambizioni, di pettegolezzi stupidi! (…).

Chi della castità non fa un mezzo di amore perfetto, ne fa un mezzo invece di rimpicciolimento, di inaridimento di amore; diventa peggiore di chi vive nel matrimonio”.

Esercizi spirituali a Firenze, 16-18 luglio 1958

Un nuovo tipo di santità (1947)

«Il nostro apostolato è vasto e tende a risanare, elevare, divinizzare l’uomo, non l’uomo soltanto che per ufficio è sacro, ma ogni uomo, ogni professione umana e, per mezzo dell’uomo, tutto il mondo, anche attraverso la tecnica. Questo è il compito più grande che lo Spirito Santo affida ai movimenti religiosi moderni: un nuovo tipo di santità, la “santità profana”, come dice il Maritain.

La santità non deve essere soltanto di quelli che per istituto giuridico sono consacrati a Dio. Non deve bastare agli altri una devozione comune: la santità deve essere per tutti».

Adunanza del 13 aprile 1947 a Firenze

Più santi, sì, ma… (1980)

La nostra vocazione è terribile perché può farci dei farisei, invece che farci somigliare a Gesù: dei farisei che si sentono puliti nei confronti degli altri che sono sudici, che si sentono buoni nei confronti degli altri che sono maledetti. È terribile questo! La nostra vocazione cristiana deve, sì, farci più santi, ma il farci più santi implica il crescere di un amore che, come ci fa una sola cosa con Dio, così ci fa una sola cosa con tutti gli uomini, cosicché io non posso sentirmi più diviso da alcuno.

Esercizi spirituali a La Verna, 6 agosto 1980

Il dovere della vigilanza (1975)

Miei cari fratelli, l’evoluzione, il progresso non è necessariamente solo in un senso; non è detto davvero che il tempo per sé realizzi un processo di bene. La libertà dell’uomo può mettere sempre in pericolo ogni acquisizione che l’umanità abbia compiuto, così come ognuno di noi può mettere in pericolo la propria salvezza, anche se per anni e anni è rimasto fedele al Signore

Le responsabilità dei preti, II ediz., San Paolo 2010, p. 76

Spiritualità d’élite? (1965)

Ogni spiritualità d’élite è anticristiana. Se la Comunità divenisse una chiesuola e noi stessimo a guardarci l’un l’altro, per benino, mantenendo lontani tutti coloro che non fanno parte della Comunità, praticamente non vivremmo più vita cristiana. Potremmo vivere una vita spirituale (spirituale in senso umano, non spirituale dallo Spirito di Dio), spirituale e nobile quanto si voglia, ma non più una vita cristiana (…).

Dio non ci santifica e non ci salva individualmente, ma in quanto siamo legati fra noi, perché Egli ha amato e ama un popolo che è la sua Chiesa. È la sua Chiesa che Lo conosce e Lo serve. Noi dunque Lo conosciamo e Lo serviamo in quanto facciamo parte di lei, in quanto, in qualche modo, ci identifichiamo a lei.

Ritiro a Casa San Sergio (FI), 17 gennaio 1965

Temere la santità… troppo santa (1959)

Dobbiamo temere della santità troppo santa, perché è difficile che non sia un vestito che l’anima si dona, è difficile che non importi un ripiegarsi su se stessi, un dare più peso a quel che appare all’esterno che a quello che realmente è.

I santi veri sono stati sempre difettosi.

Ritiro a Firenze, 15 febbraio 1959