giovedì, Aprile 15, 2021

S. Messa di insediamento di p.Agostino come nuovo padre generale

“A 15 anni dalla morte di don Divo Barsotti, la Comunità dei figli di Dio ha celebrato l’insediamento e l’inizio del mandato del nuovo Padre generale (in termini tecnici, secondo lo Statuto: “Moderatore generale”), padre Agostino Ziino. Padre Agostino è un consacrato della prima ora, avendo conosciuto don Divo Barsotti nella sua città, Palermo, quando egli era un ragazzo, ancora lontano dall’idea del sacerdozio e della vita religiosa. Si consacrò poi nella Comunità (I ramo) non ancora ventenne, e dopo aver vissuto alcuni anni del sacerdozio come parroco, poi ha chiesto e ottenuto di poter entrare nella vita comune della CFD nei primi anni ’90. La Messa di passaggio tra il Padre generale precedente, padre Benedetto, e il nuovo è avvenuta nella basilica della Santissima Annunziata, a Firenze, dove, tra le altre cose, si celebrò il funerale del Padre Fondatore don Divo Barsotti.

Le norme restrittive dovute all’emergenza sanitaria non hanno permesso che tutta la Comunità potesse gioire, di presenza, a questo avvenimento, ma attraverso la registrazione possiamo comunque vivere e rivivere questo momento fondamentale della vita della nostra Comunità. Un passaggio di ruolo è sempre segno di vitalità: la vita continua, si rinnova, viene portata avanti giorno per giorno, con energie nuove che affermano e rinnovano un carisma già comunicato da anni, perché generazione per generazione la Comunità sia fedele al suo mandato. Auguriamo a padre Agostino ogni bene, gli assicuriamo tutta la nostra preghiera, invochiamo su di lui la benedizione del Cielo, l’intercessione di tutti i santi del Paradiso, perché il Signore faccia di lui un docile strumento nelle sue mani”.

p. Serafino Tognetti

15° anniversario della morte dell’uomo di Dio don Divo Barsotti e insediamento di p. Agostino

Divo Barsotti – Incontri e aneddoti

Il libro “Incontri e aneddoti” ha avuto una lunga gestazione. L’idea fu di p.Benedetto, che un giorno disse: “Perchè non facciamo un testo dove si raccontano gli aneddoti del Padre, per conoscerlo anche nel suo aspetto domestico, nella sua umanità?” Del Padre esistono tanti libri scritti da lui, e certamente lo si può conoscere attraverso quelli, ma è importante anche ascoltare i ricordi di coloro che lo conobbero personalmente. P.Benedetto diede a me l’incarico di contattare le persone che avrebbero potuto ricordare episodi, frasi, particolarità, cosa che feci approfittando dei cinque mesi di permanenza in Australia un anno e mezzo fa. Ne venne fuori una raccolta assai vivace e interessante. Io non ho fatto altro che sistemare frasi ed episodi per temi, e presentare poi il testo a p.Benedetto, il quale poi ha fatto una prefazione iniziale. Egli ci teneva a poter presentare il libro in occasione 15° anniversario della morte del Padre (15 febbraio 2021), giorno che coincide con il passaggio del superiorato da lui a p.Agostino. In questo modo egli ha inteso anche rendere un omaggio al Padre in questo giorno importante per tutta la Comunità. Il libro è stato presentato quindi in quella occasione, ed è ora a disposizione. Inutile dire che si tratta di un testo che sarebbe bello tutti avessero, soprattutto coloro che non hanno conosciuto di persona don Divo Barsotti, perché “esce un po’ dalle righe” e ci presenta un Padre vivo, arguto, profondo, a tratti anche divertente o commovente. Se i santi si riconoscono “dalle sfumature”, come ebbe a dire uno scrittore spirituale francese, è importante per noi della Comunità leggere queste sfumature. Ne esce infatti un ritratto, godibile, brioso, sulla figura del Padre, e naturalmente inedito. Nel testo c’è un capitolo per esempio sul suo rapporto con i treni (!), uno sul suo modo di fare la spesa al mercato, uno sui viaggi improvvisati decisi alle cinque del mattino… e tanto altro ancora.
Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato, con i loro ricordi, alla stesura di questo testo.

p.Serafino

Divo Barsotti è nato a Palaia (PI) nel 1914. Nel 1946 nove anni dopo l’ordinazione sacerdotale, su invito di Giorgio La Pira si trasferì a Firenze, dove visse il suo ministero sacerdotale e approfondì la sua innata capacità di predicatore e scrittore.

Nel 1947 ha fondato la Comunità dei figli di Dio, che unisce laici e sacerdoti in una famiglia religiosa che, ispirandosi alla spiritualità monastica, impegna i propri membri a vivere la radicalità battesimale con i mezzi che sono propri della grande tradizione della Chiesa. Don Divo è tornato al Padre il 15 febbraio 2006 nella Casa Madre dedicata a San Sergio di Radonez, dove ha vissuto 50 anni, a Settignano, sulle pendici dei colli di Firenze.

In queste pagine sono raccolte alcune testimonianze di chi ha conosciuto don Divo. Se da un lato rivelano come in lui si percepiva la presenza di Dio, la forza dell’amore di Dio che animava ogni suo gesto e ogni sua parola, d’altro lato mostrano anche la sua dimensione umana, il suo carattere non facile, la sua personalità forte, ma soprattutto la sua umiltà. Le testimonianze raccolte suggeriscono che egli viveva realmente l’intimità con Dio, immerso “nella divina Presenza” anche nelle situazioni più quotidiane: i santi di ogni tempo erano realmente la sua famiglia e il Cielo la sua casa. Per dirla con le sue stesse parole, il Cielo tutto lui “lo portava nel sangue, lo portava nel cuore”, e sentiva di essere “la Chiesa”, come lo è ogni cristiano che apre il cuore al Mistero dell’amore. La santità non richiede doti eccezionali, ma, come don Divo ripeteva, un’apertura totale e incondizionata all’invasione di Dio. Ed è questo che può renderci tutti liberi ed eccezionali, come ha reso libero e davvero eccezionale don Divo Barsotti.

Commentari Tempo di Quaresima e Tempo di Pasqua – Anno B

È uscito il libretto con i commenti del Padre don Divo Barsotti alle letture della Quaresima dell’Anno B (quello in corso).

È stato stampato il Commentario alle letture del Triduo e del Tempo Pasquale da omelie del Padre, dell’Anno B.

Meditando: Bibbia alla mano … con Fratel Sergio

Ad un anno dalla morte di fr.Sergio (9 febbraio 2020) pubblichiamo, la raccolta di tutti i commenti biblici che fr.Sergio ha scritto nel Notiziario nel corso degli anni, quando è stato responsabile della rubrica di presentazione del Libro del mese. I suoi articoli biblici hanno avuto tanti apprezzamenti, anche da parte della Comunità australiana e colombiana (ogni mese venivano regolarmente tradotti) per la loro semplicità, immediatezza e per i continui riferimenti agli scritti e frasi del padre don Divo Barsotti. Pubblichiamo pertanto i suoi articoli, certi di rendere un servizio a tutti e rendendo con questo sempre vivo il ricordo di questo fratello che ha vissuto per tanti anni a Casa San Sergio vicino al Padre Fondatore.

Fratel Sergio (Faustino Scardigli), è nato ad Empoli il 20 ottobre 1935, ed è morto a Firenze il 9 febbraio 2020. Entrato giovane in seminario minore e in seguito nel noviziato dei benedettini Olivetani, nel 1956 è venuto a Casa San Sergio da don Divo Barsotti per ottenere una direzione spirituale, e vi è rimasto fino alla morte. Laureato in giurisprudenza, e successivamente impiegato alla Facoltà di Giurisprudenza, negli anni 70′ ha seguito con passione anche gli studi teologici presso i Carmelitani di Arcetri, e pur rimanendo nell’ombra ha assimilato con devozione profonda gli insegnamenti di don Divo. Negli ultimi vent’anni della sua vita ha dato il suo prezioso contributo alla formazione dei consacrati della Comunità dei figli di Dio con la predicazione e vari scritti.

PREFAZIONE

È raro e quindi prezioso imbattersi in qualcuno che conosca la Sacra Scrittura, usando questo termine ‘conoscere’ in senso biblico, cioè con il desiderio e la volontà ispirata e resa capace dalla grazia, di vivere con Dio un rapporto di amore intimo, profondo, inesauribile. In don Divo abbiamo incontrato un credente appassionato che sentiva di dover dare anche a persone semplici la spinta per entrare, attraverso la Scrittura, in un contatto diretto con Dio, per vivere un’esperienza autentica di Lui. Don Divo è nostro benefattore per essere stato promotore dell’antica esegesi spirituale, che risale a Origene e ai grandi padri della Chiesa; questa ha sempre aiutato il lettore a superare l’evidenza del testo per scoprirne l’intenzione, estraendo al di là del valore storico dei racconti un senso ulteriore, quanto lo Spirito voleva trasmettere per approfondire e personalizzare il rapporto tra Dio e ogni uomo.

L’esegesi spirituale, o interpretazione ‘anagogica’, come amava precisare con termine un po’ ricercato ma preciso il nostro caro fratel Sergio, offre un nuovo slancio all’anima dopo che è eventualmente passata attraverso l’altrettanto utile esegesi storico-critica, che ha il compito di mettere gli scritti biblici nel loro contesto e paradossalmente rende la nostra fede più pura e più aperta all’azione dello Spirito che ha ispirato il testo sacro. L’ulteriore interpretazione anagogica, aggettivo che letteralmente implica il conoscere a fondo che indica il significato più profondo e recondito delle Sacre Scritture, ci insegna a cosa si deve tendere, indirizzando il nostro sguardo verso l’alto.

Durante gli anni in cui la Comunità è cresciuta, e con essa l’amore alla Bibbia, ci sono state tante anime che hanno amato questo cammino di studio e di meditazione biblica e hanno aiutato altri a prendere gusto alla lettura della Sacra Scrittura: in ogni famiglia ci sono stati consacrati e consacrate che hanno

messo a servizio degli altri questo loro amore e ‘scienza’. Qui a Firenze quasi nessuno ricorda più Anna Maria Cipollaro, e a Palermo forse un po’ meglio va a Ignazio Barreca, ma fratel Sergio ce ne parlava regolarmente perché a Firenze era nel gruppo con l’Anna Maria e quando scendeva in Sicilia era spesso ospite di Ignazio, per cui possiamo tranquillamente supporre che anche loro gli abbiano confermato e rafforzato quella passione seminata da don Divo. Non basta infatti leggere i commenti ai libri sacri, se questi non diventano motivo per ruminare, per prendere gusto, per sentire che il Signore in tal modo dirige più facilmente i nostri passi sui suoi sentieri. Nelle introduzioni bibliche che abbiamo la fortuna di aver ricevuto da fratel Sergio, c’è un bel compendio di questa esperienza multiforme che ha maturato nel corso di 50 anni, e dobbiamo mantenerci grati per questo suo sforzo che, malgrado gli acciacchi degli ultimi tempi, ha voluto assolvere fino in fondo: gli sono mancati solo il libro di Giosuè, il libro dei Giudici e il libro di Rut, ma le opere incompiute sono sempre le migliori e inoltre non lasciano occasioni alla vanità e all’orgoglio.

Leggendo queste pagine ringraziamo il Signore per questo dono che ci ha fatto e ricordiamo Sergio nella preghiera di suffragio. Penso che per lui sia stata e tuttora sia sua grande consolazione, sentirsi ricordato e suffragato con affetto e per noi sia occasione di prolungare o stabilire una vera comunione fraterna di cui abbiamo fame sempre in questa vita e di cui saremo saziati nell’eternità.

Vorrei pure ricordare con tanto affetto e riconoscenza chi prima di fratel Sergio si è sobbarcato questo impegno, soprattutto Silvia Milani, Domenico Ientile e p. Martino, ma anche quanti oggi hanno accettato di continuare questo suo lavoro con stili diversi, ma con lo stesso amore e desiderio di servire umilmente i loro fratelli della Comunità.

p. Benedetto Ravano

Domande retoriche (1967)

«Stamani mi domandavo se la Parola di Dio era veramente per me la Parola di Dio. È Dio veramente che mi parla o sono io che mi fingo di ascoltare un altro, mentre ascolto solo me stesso? Mi domandavo: e la mia preghiera è veramente la mia parola rivolta a Dio, o non piuttosto rivolta a me stesso? Spesso la vita religiosa non è forse come irreale, senza vero contenuto, come un girare intorno a se stessi? (…).

Senza dubbio queste domande sono retoriche, ma dobbiamo ripetercele continuamente, perché non sia retorica la vita».

Battesimo di fuoco, p. 181 (6 novembre 1967)

Dov’è carità e amore, qui c’è Dio

La vita dei cristiani è una vita che deriva da una sola sorgente, da un solo principio “quasi formale”; lo Spirito Santo che vive in tutti noi perciò deve manifestare sempre più l’unità ontologica che è propria dell’essere nostro. Lo Spirito Santo non soltanto unifica le potenze dell’uomo, unifica gli uomini fra di loro in una Chiesa unica che è il corpo di Cristo, ma questa unità che è di tutta la Chiesa deve rivelarsi nell’attività sua propria. Se lo Spirito Santo ha creato una comunità cristiana, la comunità cristiana ora deve manifestare questa unità.

Come? Nell’amore, in un amore fraterno che dona a tutti gli stessi sentimenti, gli stessi pensieri, in un amore fraterno che fa sì che l’amore dell’uno prevenga l’altro, sia un amore preveniente, un amore per il quale ognuno è a servizio dell’altro. Sia dunque un amore vicendevole che si traduce nell’umiltà, nella benignità, nella pazienza, un amore che mai opprime, che mai possiede, ma invece si dona. Quando il dono è reciproco realizza davvero l’unità, perché se io donassi soltanto senza ricevere, io mi perderei; è vero che donando senza nulla ricevere, riceviamo sempre Dio; comunque non ricevendo mai nulla dalla comunità non si creerebbe veramente l’unità tra i fratelli, che si realizza nella misura in cui l’amore è reciproco; io mi dono e l’altro ugualmente si dona e io vivo nell’altro e l’altro vive in me. Ma tutto questo può avvenire a una condizione: che il nostro amore si incarni come l’amore del Cristo nell’obbedienza, nell’umiltà, nella pazienza, che sono il vero volto dell’amore cristiano.

Ecco perché nel capitolo XIII della Prima Lettera ai Corinzi Paolo dice che la carità è benigna, è longanime, è paziente, che la carità tutto sopporta, tutto spera; è una carità che non è mai vinta da alcuna cosa perché mai nulla aspetta, perché non è mai una risposta all’amore dell’altro; se fosse una risposta all’amore dell’altro sarebbe anche misurata dall’amore dell’altro e dal valore dell’altro; invece è misurata soltanto da Dio, che vive in te, dalla possibilità che dai a Dio di vivere in te.

Amore paziente, benigno, longanime, umile – come dice san Pietro -, un amore che non risponde all’ingiuria con l’ingiuria, ma nemmeno risponde con una benedizione alla benedizione dell’altro, perché l’amore che previene è sempre un amore gratuito: io non amo perché l’altro mi ama, amo perché amo come Dio, e proprio perché non aspetto nulla non può mai venire meno il mio amore per l’altro e non può nemmeno esservi una reazione contraria all’amore, se da parte dell’altro ricevo ingiuria. Come l’amore di Dio è una pura effusione di luce senza fine verso tutti, noi siamo stati chiamati a questo: a vivere l’eredità dei santi e l’eredità dei santi è Dio stesso. Dio che vive nel tuo cuore e Dio altro non è che l’amore.

(…) Questa vita composta in unità e nella pace è una vita in cui è presente Dio stesso; gli occhi di Dio riposano così sopra il giusto ed Egli ascolta le loro preghiere, cioè la vita dell’uomo non è più una semplice vita umana, è già il segno, il sacramento di una presenza del Cristo fra gli uomini, perché là dove regna l’amore, là dove si stabilisce la pace, quivi Dio è presente: dov’è carità e amore, qui c’è Dio. L’insegnamento ultimo di questa catechesi sembra precisamente questo: una vita di pace, di serenità, di benevolenza è già il sacramento di una divina presenza; i cristiani, già in questa vita, realizzano e danno agli altri la testimonianza di una presenza di Dio ed essi stessi vivono in questa divina presenza la gioia di una intimità divina, la gioia di una comunione che trascende il tempo e le cose; anzi, in questa comunione con gli uomini, l’uomo comunica già con l’Assoluto, l’uomo comunica con Dio.

Commento alla Prima Lettera di Pietro, pp. 94-97