giovedì, Dicembre 12, 2019

Meditazioni sul Vangelo di Matteo Capitoli 8-13

Si avvisa che è stato appena pubblicato sempre dalla Casa editrice Sef il  secondo volume del commento di p.Barsotti al vangelo di Matteo. Si tratta dei cc.8-13, ossia il racconto dei miracoli, il discorso missionario e le parabole. Dato che quest’anno con l’Avvento comincia l’anno A in cui si legge proprio il Vangelo di Matteo nella s.messa domenicale l’acquisto di questo libro  rappresenta per tutti noi consacrati davvero un’occasione quanto mai propizia per approfondire sempre più il pensiero del nostro Padre Fondatore e meditare sui suoi tanti insegnamenti . Si avvisa anche che è sempre disponibile il primo volume.

La parola di don Divo ci affascina, ci stimola e ci coinvolge in maniera sempre nuova.

Molto bello quello che Barsotti ci trasmette a proposito della missione dei discepoli. La missione è una questione di identità. Gli apostoli rimangono apostoli per sempre. Sono e rimarranno per sempre coloro il Signore ha scelto, ha chiamato per nome affidando loro la missione di predicare il Regno di Dio. Nell’ istante in cui Cristo ti chiama ti dà un nome e ti affida una missione. Pensiamo a Matteo.

Proprio lui ci ha lasciato un ritratto del vero apostolo raccontando in poche righe la sua vocazione. Gesù lo vede, lo chiama e lui senza esitare un momento si alza e lo segue.

Quando il Signore ti Chiama tu acquisti una nuova identità, un nuovo essere, una nuova natura. La vocazione e la missione sono come una creazione dal nulla. Non Sono qualcosa che si aggiunge alla tua vita.

Sei quello che sei per il fatto che Cristo ti ha chiamato e ti ha inviato.

La fede nell’amore

Il libro La fede nell’amore che accompagna la formazione permanente nei gruppi nell’anno in corso, è stato ristampato grazie alle Edizioni Parva. Questi Esercizi predicati dal Padre a Montecastello sul Lago di Garda nel 1964 sono nuovamente disponibili in libreria e nel nostro magazzino (il prezzo di copertina è di 15 euro per informazioni fare riferimento alla sezione libri). A partire da ottobre e fino a maggio, ogni mese nella rubrica “Formazione permanente” del Notiziario, il Comitato della Formazione presenta i capitoli da approfondire nell’itinerario “Non temere, io sono con te, io sono per te”.

Domande retoriche (1967)

«Stamani mi domandavo se la Parola di Dio era veramente per me la Parola di Dio. È Dio veramente che mi parla o sono io che mi fingo di ascoltare un altro, mentre ascolto solo me stesso? Mi domandavo: e la mia preghiera è veramente la mia parola rivolta a Dio, o non piuttosto rivolta a me stesso? Spesso la vita religiosa non è forse come irreale, senza vero contenuto, come un girare intorno a se stessi? (…).

Senza dubbio queste domande sono retoriche, ma dobbiamo ripetercele continuamente, perché non sia retorica la vita».

Battesimo di fuoco, p. 181 (6 novembre 1967)

Dov’è carità e amore, qui c’è Dio

La vita dei cristiani è una vita che deriva da una sola sorgente, da un solo principio “quasi formale”; lo Spirito Santo che vive in tutti noi perciò deve manifestare sempre più l’unità ontologica che è propria dell’essere nostro. Lo Spirito Santo non soltanto unifica le potenze dell’uomo, unifica gli uomini fra di loro in una Chiesa unica che è il corpo di Cristo, ma questa unità che è di tutta la Chiesa deve rivelarsi nell’attività sua propria. Se lo Spirito Santo ha creato una comunità cristiana, la comunità cristiana ora deve manifestare questa unità.

Come? Nell’amore, in un amore fraterno che dona a tutti gli stessi sentimenti, gli stessi pensieri, in un amore fraterno che fa sì che l’amore dell’uno prevenga l’altro, sia un amore preveniente, un amore per il quale ognuno è a servizio dell’altro. Sia dunque un amore vicendevole che si traduce nell’umiltà, nella benignità, nella pazienza, un amore che mai opprime, che mai possiede, ma invece si dona. Quando il dono è reciproco realizza davvero l’unità, perché se io donassi soltanto senza ricevere, io mi perderei; è vero che donando senza nulla ricevere, riceviamo sempre Dio; comunque non ricevendo mai nulla dalla comunità non si creerebbe veramente l’unità tra i fratelli, che si realizza nella misura in cui l’amore è reciproco; io mi dono e l’altro ugualmente si dona e io vivo nell’altro e l’altro vive in me. Ma tutto questo può avvenire a una condizione: che il nostro amore si incarni come l’amore del Cristo nell’obbedienza, nell’umiltà, nella pazienza, che sono il vero volto dell’amore cristiano.

Ecco perché nel capitolo XIII della Prima Lettera ai Corinzi Paolo dice che la carità è benigna, è longanime, è paziente, che la carità tutto sopporta, tutto spera; è una carità che non è mai vinta da alcuna cosa perché mai nulla aspetta, perché non è mai una risposta all’amore dell’altro; se fosse una risposta all’amore dell’altro sarebbe anche misurata dall’amore dell’altro e dal valore dell’altro; invece è misurata soltanto da Dio, che vive in te, dalla possibilità che dai a Dio di vivere in te.

Amore paziente, benigno, longanime, umile – come dice san Pietro -, un amore che non risponde all’ingiuria con l’ingiuria, ma nemmeno risponde con una benedizione alla benedizione dell’altro, perché l’amore che previene è sempre un amore gratuito: io non amo perché l’altro mi ama, amo perché amo come Dio, e proprio perché non aspetto nulla non può mai venire meno il mio amore per l’altro e non può nemmeno esservi una reazione contraria all’amore, se da parte dell’altro ricevo ingiuria. Come l’amore di Dio è una pura effusione di luce senza fine verso tutti, noi siamo stati chiamati a questo: a vivere l’eredità dei santi e l’eredità dei santi è Dio stesso. Dio che vive nel tuo cuore e Dio altro non è che l’amore.

(…) Questa vita composta in unità e nella pace è una vita in cui è presente Dio stesso; gli occhi di Dio riposano così sopra il giusto ed Egli ascolta le loro preghiere, cioè la vita dell’uomo non è più una semplice vita umana, è già il segno, il sacramento di una presenza del Cristo fra gli uomini, perché là dove regna l’amore, là dove si stabilisce la pace, quivi Dio è presente: dov’è carità e amore, qui c’è Dio. L’insegnamento ultimo di questa catechesi sembra precisamente questo: una vita di pace, di serenità, di benevolenza è già il sacramento di una divina presenza; i cristiani, già in questa vita, realizzano e danno agli altri la testimonianza di una presenza di Dio ed essi stessi vivono in questa divina presenza la gioia di una intimità divina, la gioia di una comunione che trascende il tempo e le cose; anzi, in questa comunione con gli uomini, l’uomo comunica già con l’Assoluto, l’uomo comunica con Dio.

Commento alla Prima Lettera di Pietro, pp. 94-97