domenica, Maggio 22, 2022

Domenica delle Palme

L’amore di Dio rovesciato sul mondo

Omelia di Divo Barsotti, 22 marzo 1985 – (Domenica delle Palme)

La liturgia di quest’oggi è estremamente complessa: sembrerebbe che fossero uniti due tronconi che non creano per sé l’unità. È una liturgia di gloria: non per nulla abbiamo la veste di colore rosso e abbiamo iniziato acclamando al Cristo che, entrando in Gerusalemme, veniva in qualche modo proclamato dal popolo il re messianico. Era l’intronizzazione del Re. È dunque un atto di gloria.

Poi invece abbiamo letto la Passione del Signore.

Come si uniscono questi due avvenimenti? Lo sappiamo precisamente dalla stessa liturgia e anche dal pensiero dei Padri, ma prima ancora dal pensiero stesso degli evangelisti, dalle parole stesse di Gesù. Voi avete ascoltato quello che dice Gesù dinanzi al Sommo sacerdote: “Da oggi in avanti voi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra del Padre” (cfr. Mt 26,63). Era un condannato, sapeva che cosa lo aspettava: non solo la morte, ma la morte di croce, la morte più spaventosa, la morte riservata agli schiavi. E tuttavia proprio in quel supremo momento si proclamava Figlio di Dio, uguale al Padre. E ben compresero i sommi sacerdoti le parole di Gesù: si stracciarono infatti le vesti e dissero: “Non abbiamo più bisogno di accuse: abbiamo ascoltato con i nostri orecchi la bestemmia” (cfr. Mt 26,65). E dunque è Gesù che unisce la suprema ignominia alla glorificazione indicibile che Egli fa di Se stesso: Figlio di Dio nella sua morte. Dice l’Inno dei vespri che abbiamo cantato: “Regnavit a ligno Deus” (Dio ha regnato dal legno; Inno Vexilla regis). E dice anche Gesù nel IV vangelo: “Quando sarò innalzato da terra trarrò tutto a me” (Gv 12,32). È proprio l’essere crocifisso e sospeso su un patibolo infame che fece di Lui colui che redimeva il mondo e lo riacquistava, ne faceva il suo possesso: Regno suo e del Padre.

Allora la celebrazione di questo giorno è celebrazione di gloria sotto il segno dell’umiltà, è celebrazione di trionfo sotto il segno dell’umiliazione suprema. In Gesù si congiungono gli estremi: Egli assume il peccato del mondo, Lui che è il Figlio di Dio. E proprio perché assume il peccato del mondo, Lui, che è il Figlio di Dio, lo cancella, riempie il vuoto infinito che sussiste tra la creazione e il Creatore con l’infinito suo amore.

Ora non conviene fare tanti discorsi per chiarire a noi la grandezza del mistero che siamo per celebrare. Conviene piuttosto ricordarci che il mistero del Cristo continua: nella nostra umiltà noi siamo i figli di Dio. E tanto più noi siamo garantiti di essere partecipi della gloria che è propria del Figlio, tanto più in questo mondo viviamo il nascondimento, l’umiltà, la sofferenza, la morte. Anche in noi continua e si fa presente il mistero di questa unione degli estremi: l’umiltà con la gloria, la povertà con il regno, il nascondimento con il trionfo. Dobbiamo per questo cercare di vivere quella fede che ci è chiesta contemplando e partecipando in questi giorni al mistero del Cristo. Dobbiamo vivere quella medesima fede nei riguardi nostri: troppe volte noi scegliamo una parte della verità e allora ci sentiamo oppressi, stanchi e sfiduciati perché le prove si accumulano sopra di noi, perché noi ci sentiamo degli emarginati, perché noi ci sentiamo umiliati dalla nostra vita, messi da parte, e non consideriamo che questo è l’aspetto che è significativo di un’altra realtà che è la realtà di un nostra grandezza, la realtà di una nostra elezione. È nella misura che

veramente noi viviamo e partecipiamo a questa umiliazione del Cristo che noi siamo anche uniti a Lui che è Figlio di Dio.

Altre volte invece noi ci leghiamo soltanto all’aspetto che sembra positivo, ci gonfiamo interiormente perché siamo giovani, perché abbiamo dei buoni successi nella vita, perché tutto sembra facile nel nostro cammino… e non ci rendiamo conto che tutto questo – se non è legato a una partecipazione alla passione del Cristo – già di per sé ci esclude dalla vera gloria, ci esclude dalla vera partecipazione alla sua vittoria e al suo trionfo.

Il mistero del Cristo è precisamente questa unità degli estremi, unità degli estremi che sarà sempre presente nel mondo fintanto che nel mondo sarà presente la Chiesa. E io come amo questa Chiesa ora vilipesa, questa Chiesa umiliata, questa Chiesa che sembra sempre più emarginata nel mondo di oggi… come amo questa Chiesa, segno davvero di una presenza di Dio! Oh, come non desidero affatto nessun trionfo, nessun successo per la Chiesa e per gli uomini di Chiesa. Come invece desidero per loro lo stesso destino che ha scelto Gesù. Ma quel lo che è vero per la Chiesa è vero anche per me: desiderare un trionfo umano, credere che Dio debba servire alle nostre ambizioni terrene, è in fondo non capire nulla di quello che è il Cristianesimo, perché noi non possiamo né potremo mai dissociare nel mistero del Cristo – che viene reso presente nelle sue membra; noi siamo il suo corpo, fino alla fine dei tempi – l’umiltà dalla gloria, non può dissociarsi la vita dalla morte, non può dissociarsi la sofferenza dalla beatitudine stessa di Dio.

È questo il mistero che celebriamo nel giorno di oggi. Gesù entra in Gerusalemme come re messianico. Il suo ingresso nella santa città è l’inizio veramente del Regno: “Ecco Colui che viene, il re, il figlio di Davide!” (cfr. Mc 11,9-10); così lo acclamavano i fanciulli. E dice Gesù a coloro che li rimproverano perché non li fa tacere: “Se essi tacessero, griderebbero le pietre!” (cfr. Lc 19,40). Veramente dunque in quel momento, in quell’istante, iniziava il Regno di Dio; veramente in quell’istante prendeva possesso del Regno il Signore, ne prendeva possesso in quanto, assumendo il peccato del mondo, doveva essere condannato, ma nella sua stessa condanna Egli avrebbe distrutto il male del mondo.

Come lo distruggeva? Ecco il problema. La cosa è molto semplice, in fondo. Che cos’è il male, il male che Gesù ha voluto prendere sopra di sé? Non è certo il peccato come tale – perché Egli non ha fatto peccato – ma ha preso su di sé gli effetti del peccato che sono la distruzione stessa dell’essere, sia per quanto riguarda il suo corpo, la sua vita fisica, sia per quanto riguarda la sua anima, la sofferenza morale. Non solo: anche la sofferenza spirituale, la desolazione dell’anima sua, il sentimento dell’abbandono del Padre. È stato schiacciato, è stato calpestato, è stato conculcato: nulla è rimasto sano in Lui. E questa visione del Cristo è veramente qualcosa che noi non tolleriamo: vedere Gesù, contemplarlo nella sua passione, è veramente qualcosa che supera la nostra possibilità di resistenza. Non riusciremmo a guardarlo, non riusciremmo a contemplarlo in quella sua umiliazione. Veramente non è più un uomo, ma un verme (cfr. Sal 22,7).

Però, ecco, perché nell’assumere tutto questo male Egli vince? È semplice: perché il male, per sé, è l’effetto del peccato. In Lui il male era l’atto supremo dell’amore: Egli non doveva conoscere sofferenza, Egli non dove va conoscere la morte, Egli non doveva conoscere umiliazione, tantomeno doveva conoscere l’abbandono del Padre. Ma tutto questo l’ha assunto per amore: la

sua passione è Lui che l’ha voluta, e l’ha voluta per donare a noi la sua vita. Quello che era dunque l’effetto del male è divenuto manifestazione e prova di un amore infinito, di un amore immenso. Il male si è rovesciato, è divenuto il segno dell’amore di Dio: Dio si è fatto presente per noi in quella umiliazione suprema. E non vi è rivelazione più alta di Dio che quella umiliazione, e non vi è rivelazione più alta di Dio di quella morte, perché mai Dio ha rivelato talmente Se stesso come quando ha rivelato questa infinita tenerezza di amore per la quale ha scelto di prendere sopra di Sé tutto il male del mondo per donare a noi la sua vita. Ecco Dio chi è.

Non è tanto dunque né la sofferenza né la gloria che contano: gloria e sofferenza sono aspetti di un solo mistero che è l’amore di Dio, un amore che si è rovesciato nel mondo e ha colmato tutti gli abissi, un amore che si è rovesciato nel mondo e ha sollevato il mondo fino a Dio.

Questo noi contempliamo, questo dobbiamo contemplare in questi giorni di Passione. Fermarci soltanto a considerare la morte, a considerare la passione del Signore, è insopportabile. Lo dicevo pochi giorni fa. Una volta mio fratello mi disse: “Leggi un po’ questa pagina”. E mi presentò Il ponte sulla Drina di Ivo Andric [il romanzo fu pubblicato nel 1945, ndr], il più grande romanziere jugoslavo. Era la descrizione di un impalamento: un povero diavolo, un povero uomo che veniva impalato dai turchi, perché aveva fatto crollare un ponte, il ponte sulla Drina. Non sopportai: lessi alcune righe e poi gli detti il libro. “Non riesco a leggerlo, non posso leggerlo”. Un impalamento… Ma se noi considerassimo la morte di Cristo sarebbe ancora peggiore, perché là era una sofferenza fisica, umana, bestiale. Qua non è soltanto una sofferenza fisica, è una sofferenza di tutte le specie: fisica, morale, spirituale. Su tutte le potenze del Cristo il male si è rovesciato e l’ha totalmente distrutto. Non potremmo sopportare la passione. D’altra parte il contemplare la gloria del Cristo ci fa sentire così diversi da Lui. Non si tratta di contemplare né la morte né la gloria: si tratta di vedere nel Cristo la rivelazione suprema dell’amore di Dio, di questo Dio che ha voluto scendere in un abisso più fondo dell’abisso nel quale siamo discesi; per poter risollevare tutto il mondo a Sé Egli è disceso fino nelle radici stesse del mondo e tutto lo ha sollevato fino alla gloria del Padre. La passione del Cristo è la rivelazione di questo amore immenso, di questo amore infinito.

Ci crediamo? Si tratta precisamente di credere perché umanamente parlando il segno rimane sempre il male, il segno rimane sempre l’umiltà, il segno rimane sempre la morte. E se non ci fosse la fede davvero quello che la Chiesa ci insegna sarebbe solo pazzia. Non per nulla dice Paolo, che la croce è pazzia per i pagani e scandalo per i giudei (cfr. 1Cor 1,23). Anche per noi sarebbe così e non sarebbe altro che così. Ci vuole certamente la fede, ma chi ha la fede allora può contemplare questa presenza di un Dio che ancora ci ama e ci fa partecipi del suo stesso mistero, unendoci a Sé, anche nell’umiltà, anche nella povertà della nostra condizione umana, per farci però anche partecipi della sua dignità di Figlio, per elevarci a sé e colmarci del suo medesimo amore.

Oggi non si può meditare la passione, oggi non si può nemmeno considerare soltanto l’acclamazione dei fanciulli: si devono vedere questi due aspetti uniti in Cristo perché si manifesti a noi l’amore infinito di Dio.

Incontro referenti e responsabili formazione voti – Lecceto 2017

È a disposizione il libretto “INCONTRO REFERENTI E RESPONSABILI FORMAZIONE VOTI – LECCETO 2017”. Il testo contiene la meditazione di p. Paolo Radice “La paternità spirituale del Referente voti e del Responsabile Formazione Voti” e la meditazione di Vito di Ciaula “Il testamento spirituale”.

Adorazione

Adorazione – Il testo raccoglie alcune meditazioni che p. Serafino ha tenuto presso due monasteri di clausura sul tema dell’Adorazione eucaristica, e più in generale sull’adorazione a Dio. Questo argomento è molto importante in questo tempo di grave precarietà dell’uomo, chiamato a risolvere i problemi emergenti prima di tutto tornando a Dio, riconoscendone l’assolutezza, il primato, e la divina Presenza eucaristica. Nello scorrere dei vari capitoli si capisce come l’Adorazione eucaristica sia necessaria conseguenza della Messa, sia purificazione dell’anima, sia riconoscimento umile e amoroso del primato di Dio, sia fonte di ogni grazia e infine anticipazione della vita del Cielo. Il testo è molto semplice e ricco di citazioni della dottrina del padre Divo Barsotti e della vita dei santi. È inoltre impreziosito da una prefazione del Cardinale Angelo Comastri.

Serafino Tognetti, Adorazione.

La Madonna di Laus

La Madonna di Laus – Si tratta del primo studio di un certo rilievo in lingua italiana fatto sulle apparizioni della Madonna a Laus, un paese in Francia non lontano da La Salette. Le apparizioni coprono un arco di tempo che va dal 1664 al 1718 e sono state riconosciute dalla Chiesa pochi anni fa. Si tratta di una vicenda singolare, dal momento che la Vergine apparve alla veggente (Benedetta Rencurel, ora in processo di beatificazione) per ben 54 anni. Il sottotitolo del libro infatti è: “Le più lunghe apparizioni della storia”. Il testo narra tutta la vicenda delle apparizioni e cerca di darne anche il significato spirituale, con osservazioni finali sul fatto che per tanti anni siano state semi-sconosciute e sul perché solo ora vengano improvvisamente alla ribalta. La Comunità è stata una volta in pellegrinaggio a Laus, luogo dove tra l’altro a volte si avverte un singolare profumo per tutta l’area della chiesa. In genere tutti i pellegrini attestano la bellezza del luogo e l’importanza del messaggio.

Serafino Tognetti, La Madonna di Laus, le più lunghe apparizioni della storia, Casa Editrice Sugarco.

Pasqua 2021

Sabato Santo

Sabato Santo

Venerdì Santo

Venerdì Santo

Giovedì Santo

Giovedì Santo

Divo Barsotti – Incontri e aneddoti

Il libro “Incontri e aneddoti” ha avuto una lunga gestazione. L’idea fu di p.Benedetto, che un giorno disse: “Perchè non facciamo un testo dove si raccontano gli aneddoti del Padre, per conoscerlo anche nel suo aspetto domestico, nella sua umanità?” Del Padre esistono tanti libri scritti da lui, e certamente lo si può conoscere attraverso quelli, ma è importante anche ascoltare i ricordi di coloro che lo conobbero personalmente. P.Benedetto diede a me l’incarico di contattare le persone che avrebbero potuto ricordare episodi, frasi, particolarità, cosa che feci approfittando dei cinque mesi di permanenza in Australia un anno e mezzo fa. Ne venne fuori una raccolta assai vivace e interessante. Io non ho fatto altro che sistemare frasi ed episodi per temi, e presentare poi il testo a p.Benedetto, il quale poi ha fatto una prefazione iniziale. Egli ci teneva a poter presentare il libro in occasione 15° anniversario della morte del Padre (15 febbraio 2021), giorno che coincide con il passaggio del superiorato da lui a p.Agostino. In questo modo egli ha inteso anche rendere un omaggio al Padre in questo giorno importante per tutta la Comunità. Il libro è stato presentato quindi in quella occasione, ed è ora a disposizione. Inutile dire che si tratta di un testo che sarebbe bello tutti avessero, soprattutto coloro che non hanno conosciuto di persona don Divo Barsotti, perché “esce un po’ dalle righe” e ci presenta un Padre vivo, arguto, profondo, a tratti anche divertente o commovente. Se i santi si riconoscono “dalle sfumature”, come ebbe a dire uno scrittore spirituale francese, è importante per noi della Comunità leggere queste sfumature. Ne esce infatti un ritratto, godibile, brioso, sulla figura del Padre, e naturalmente inedito. Nel testo c’è un capitolo per esempio sul suo rapporto con i treni (!), uno sul suo modo di fare la spesa al mercato, uno sui viaggi improvvisati decisi alle cinque del mattino… e tanto altro ancora.
Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato, con i loro ricordi, alla stesura di questo testo.

p.Serafino

Divo Barsotti è nato a Palaia (PI) nel 1914. Nel 1946 nove anni dopo l’ordinazione sacerdotale, su invito di Giorgio La Pira si trasferì a Firenze, dove visse il suo ministero sacerdotale e approfondì la sua innata capacità di predicatore e scrittore.

Nel 1947 ha fondato la Comunità dei figli di Dio, che unisce laici e sacerdoti in una famiglia religiosa che, ispirandosi alla spiritualità monastica, impegna i propri membri a vivere la radicalità battesimale con i mezzi che sono propri della grande tradizione della Chiesa. Don Divo è tornato al Padre il 15 febbraio 2006 nella Casa Madre dedicata a San Sergio di Radonez, dove ha vissuto 50 anni, a Settignano, sulle pendici dei colli di Firenze.

In queste pagine sono raccolte alcune testimonianze di chi ha conosciuto don Divo. Se da un lato rivelano come in lui si percepiva la presenza di Dio, la forza dell’amore di Dio che animava ogni suo gesto e ogni sua parola, d’altro lato mostrano anche la sua dimensione umana, il suo carattere non facile, la sua personalità forte, ma soprattutto la sua umiltà. Le testimonianze raccolte suggeriscono che egli viveva realmente l’intimità con Dio, immerso “nella divina Presenza” anche nelle situazioni più quotidiane: i santi di ogni tempo erano realmente la sua famiglia e il Cielo la sua casa. Per dirla con le sue stesse parole, il Cielo tutto lui “lo portava nel sangue, lo portava nel cuore”, e sentiva di essere “la Chiesa”, come lo è ogni cristiano che apre il cuore al Mistero dell’amore. La santità non richiede doti eccezionali, ma, come don Divo ripeteva, un’apertura totale e incondizionata all’invasione di Dio. Ed è questo che può renderci tutti liberi ed eccezionali, come ha reso libero e davvero eccezionale don Divo Barsotti.

Direttori II e III Ramo – edizione 2020

Sono disponibili le nuove edizioni dei Direttori per il II e per il III Ramo. Le edizioni precedenti risalgono al 2012, queste nuove edizioni invece sono del 2020 e contengono alcune modifiche rispetto al testo precedente (modifiche che riguardano soprattutto il Direttorio del II Ramo); inoltre, sono stati aggiunti, in appendice, il documento Direttive sui voti nel II e nel III Ramo della CFD (anch’esso revisionato) e gli schemi per le relazioni annuali.

Commentari Tempo di Quaresima e Tempo di Pasqua – Anno B

È uscito il libretto con i commenti del Padre don Divo Barsotti alle letture della Quaresima dell’Anno B (quello in corso).

È stato stampato il Commentario alle letture del Triduo e del Tempo Pasquale da omelie del Padre, dell’Anno B.

Vivere alla/nella Divina Presenza

Subito dopo la costituzione della Delegazione Romagna-Marche (prima unita con la Famiglia Emilia Orientale) i responsabili organizzarono un incontro che fu tenuto a Lugo di Romagna, sede scelta per le Adunanze mensili. Il tema scelto fu quello della “Divina presenza” e furono chiamati tre relatori: il Vescovo emerito di Ravenna, mons. Giuseppe Verucchi, il Padre generale della Comunità, p.Benedetto, e il parroco di Lugo, don Gabriele Ghinassi. Tutti e tre affrontarono il tema da angolature diverse. A distanza di due anni, la Delegazione ha sentito il bisogno di raccogliere queste relazioni e metterle a disposizione della Comunità intera. Ne è venuto fuori un libretto di 78 pagine, che porta il titolo di Vivere alla/nella divina Presenza. Ringraziamo Lucia Gondolini, allora Delegata e Vincenzo Squeo, attuale Delegato, per il lavoro svolto e per l’approfondimento che hanno proposto su questo tema così importante e necessario per tutti i consacrati.

Maria – negli scritti di Divo Barsotti

Don Carmelo Carvello ci informa dell’ultima sua produzione, che porta il titolo di Maria negli scritti di Divo Barsotti. A differenza dei tre precedenti sui sacramenti del Battesimo, Confermazione ed Eucaristia, qui non si tratta di uno studio sulla Vergine Maria, ma di una proposta di riflessione per il mese di maggio, mese notoriamente mariano. Don Carmelo ha preso delle riflessioni del Padre e le ha proposte per una lettura di 31 giorni: ogni giorno una pagina. In questo modo si può fare un mese di maggio accompagnati dagli scritti del Padre sulla Vergine Maria, che sono sempre profondi e spirituali.

Ringraziamo don Carmelo per questa sua iniziativa, che ci fa conoscere sempre meglio non solo la Madre di Dio, ma anche il pensiero del Padre sulla sua funzione nella vita della Chiesa.