giovedì, Ottobre 01, 2020

Apertura ecumenica

Ritiro del 19 gennaio 1986 a Casa San Sergio

Nell’Ottavario per l’unità dei cristiani… si vuole parlare soprattutto della riunione alla Chiesa di tutti i fratelli che hanno fede in Cristo. Allora un primo rilievo bisogna fare, a cui ci richiama continuamente il Papa [Giovanni Paolo II]: è vero, l’unità si esprime sul piano visibile nella Chiesa cattolica, che ha il suo centro nel papato, ma è vero che, indipendentemente dal papato, la Chiesa occidentale, tutta la Chiesa occidentale – perciò tutti i cattolici dell’America, dell’Africa, dell’Europa, cioè settecento milioni di cattolici – sono solo una parte dell’una catholica; è quello che continuamente ci dice il Papa. Non so se noi italiani l’abbiamo compreso. Guardate che il gesto del Papa di fare patroni dell’Europa Cirillo e Metodio sta a significare la parzialità del cattolicesimo latino. Se noi ci ritiriamo nel nostro cattolicesimo latino, noi, anche se siamo col Papa, praticamente impediamo alla Chiesa di essere cattolica di fatto, di mostrarsi “una” di fatto, perché la Chiesa già è Oriente ed Occidente.

(…) Fino da quando è nata la Comunità, si può dire, noi abbiamo avuto lo sguardo rivolto all’Oriente. Dobbiamo renderci conto che, anche se siamo pochi, quello che conta non è tanto la riunione degli orientali a noi, quanto la disponibilità nostra ad accogliere gli orientali. Rendiamoci conto, dunque, che il nostro cristianesimo ha bisogno di un suo completamento con la visione, con la mentalità, col senso cristiano che può avere l’Oriente (…).

Ed ecco la ragione di Casa San Sergio: in questa casa, infatti, noi abbiamo sentito di vivere questo bisogno di reintegrare nella Chiesa cattolica i valori della Chiesa orientale. A me fa un po’ paura tutto questo, perché non voglio che sia una moda, e non voglio nemmeno cessare di essere un cattolico latino; sono cattolico appunto se trascendo quello che è parziale nella mia confessione cristiana, integrandolo con quello che è parziale nella confessione cristiana dell’Oriente. Io debbo sentirmi veramente fratello di san Serafino, fratello di san Sergio, fratello di tutti i grandi santi che ha avuto la Russia e che ha avuto la Grecia in questi ultimi tempi.

(…) Dobbiamo avere ammirazione e amore per questi cristiani, e l’amore non è soltanto un dare, implica anche un voler ricevere; se tu rifiuti di ricevere, non ami. Io debbo amare l’Oriente e non devo pretendere nulla, però nemmeno posso rifiutare di ricevere; io debbo saper ricevere la testimonianza del loro cristianesimo, di un cristianesimo che è certo uno col nostro, eppure è diverso. Sono aspetti complementari di una medesima vita, e in questi aspetti complementari il nostro stesso cristianesimo diviene uno e cattolico, perché senza questi aspetti esso rischia di essere troppo razionale, troppo logico, troppo giuridico, difetti propri del cristianesimo occidentale.

Perché oggi molti sono contro la Chiesa come istituzione? Perché il senso giuridico ha pesato troppo sulla nostra esperienza cristiana. (…) È precisamente questo che noi dobbiamo imparare dall’Oriente: dobbiamo imparare a liberarci da un certo giuridicismo e anche da una concezione troppo moralistica del cristianesimo. Dobbiamo ritornare a una spiritualità di tipo maggiormente dogmatico e liturgico, piuttosto che moralistico. Che cosa mai sono le nostre virtù nei confronti dei sacramenti divini, che ci uniscono a Cristo e ci fanno una sola cosa con Lui? Dobbiamo ritornare a vivere i sacramenti; pensate che cos’è la Messa! È il Cristo che fa presente per noi l’atto supremo del suo amore.

(…) Miei cari fratelli, noi dobbiamo liberarci da questi difetti, che dicono la parzialità del nostro cristianesimo. Certamente anche quello orientale è un cristianesimo parziale, ma, siccome noi siamo cattolici, è giusto che non guardiamo tanto i difetti degli altri, quanto piuttosto quello che manca a noi, pur sapendo e riconoscendo che noi siamo nella vera Chiesa. Dobbiamo essere grati a Dio, che ha voluto che nascessimo nella Chiesa cattolica, che per noi sia così facile e così naturale riconoscere nel Papa veramente il vertice di tutta la gerarchia, il sacramento dell’unità visibile della Chiesa. Ma questa gratitudine a Dio non ci deve impedire di sentire, come vuole il Papa attuale, la parzialità del nostro cristianesimo, il quale deve trovare il suo compimento in un cristianesimo che è complementare al nostro. Tutto questo non vuol dire diventare orientali, perché, se diventiamo orientali, non saremo più né orientali né occidentali. Siamo nati qui, il nostro latte materno è quello che ci ha dato la Chiesa latina e un figlio rimane sempre figlio della sua madre; però dobbiamo aprirci ad accogliere quello che può darci la Chiesa orientale perché il nostro cristianesimo sia più vivo, più pieno, più uno, più cattolico.