mercoledì, Giugno 26, 2019

Una sposa che ti ami… (1990)

«Una sposa che ti ami» [cfr. terza Romanza di S. Giovanni della Croce]. Se il Padre vuol donare una sposa al Figlio, il Figlio sarà lo Sposo che si dona alla sposa, e la sposa dovrà donarsi allo Sposo. Nessun altro legame tra la sposa e lo Sposo, tranne quello dell’amore. «Una sposa che ti ami»: che cosa vogliono dire queste parole? Suppongono che l’unione nuziale si debba compiere in un duplice dono: il dono dello Sposo, perché la creatura non potrebbe esser la sposa del Figlio di Dio se il Figlio non amasse e si donasse per primo; ma anche il dono della sposa che risponde all’amore dello sposo col suo medesimo amore. In questo vicendevole dono si consuma l’unione.

È necessario che un medesimo amore regni nell’uno e nell’altro; in questo amore si unisce lo sposo alla sposa e la sposa allo sposo. Come lo Spirito Santo è l’Unità del Padre e del Figlio, così nello Spirito Santo si compie l’unione dello Sposo, che è il Figlio di Dio, con la sposa che è la creatura. È nell’atto di quell’amore che ordina l’uno all’altro gli sposi e realizza il dono vicendevole dell’uno all’altro, che si compie l’unione. Il Padre celeste, nel disegno di dare al Figlio una sposa, determina anche che la sposa lo ami. Non è solo lo Sposo che ama, anche la sposa amerà lo Sposo. E potrà amare lo Sposo di quell’amore che Egli “merita”, perché il suo amore è di Spirito Santo.

Una volta che la persona creata diviene la sposa del Cristo, avviene quello che dice il Padre: «La quale sposa, per il tuo valore, meriti di aver la nostra compagnia». Se tu sposi, tu perdi il tuo nome, prendi il nome dello sposo. Nel matrimonio la sposa perde il suo nome e acquista il nome dello sposo. Per il valore e la dignità dello Sposo, la sposa stessa entra ora nel mondo di Dio, «in compagnia» non solo del Figlio ma anche del Padre. Il Figlio stesso la solleva e la porta per la forza del suo Spirito. Se la sposa acquista la dignità dello Sposo, essa ora per il Padre conta quello che conta il Figlio di Dio. Il Padre non separa più quello che ha unito l’Amore. La sposa è veramente una cosa sola con lo Sposo, possiede la sua stessa ricchezza, vive la sua medesima vita. Per questo entra nel mistero inaccessibile di Dio, è ammessa a vivere una sua comunione col Padre. Inseparabile dal Figlio, essa in Lui diviene inseparabile anche dal Padre. Dal Padre essa viene generata nella generazione stessa del Figlio, col Figlio essa vive nell’Abisso di Dio, in pura relazione di amore al Padre. Non si moltiplicano le Persone divine, ma la sposa non è più estranea alla compagnia dei Tre, la sua vita è la vita stessa di Dio.

Il disegno di Dio dipende tutto dalla libertà dell’amore, dall’amore del Padre che vuol donare una sposa al suo Figlio, dall’amore del Figlio che gradisce la sposa. La libertà tuttavia non toglie nulla alla realtà dell’amore. Non sarebbe amore se non fosse libero, ma perché è l’amore di Dio, è anche un amore infinito, e nulla esclude nel dono che Dio fa di Sé come Sposo alla sposa.

Se la sposa si nutrirà del medesimo pane del Padre, allora conoscerà il suo Sposo come lo conosce il Padre e in questa conoscenza godrà del suo possesso. Nel possesso dello Sposo, essa vivrà la pienezza di tutti i suoi beni, come li conosce e li gode il Padre: «affinché conosca i beni che io ho in tal Figlio, e con me si feliciti della tua grazia e leggiadria».

Davvero, come scrive l’apostolo Giovanni, «il Figlio di Dio è la vita eterna», ed è nel Figlio di Dio che l’uomo possiede questa vita che è la vita anche del Padre. Il Figlio si darà alla sposa e diverrà tutto il suo bene come Egli è il bene del Padre. La vita della sposa non è che lo sposo. La conoscenza di Dio non può moltiplicare Dio in una sua immagine vana, la sua conoscenza vera non può essere che il possesso di Dio, non può essere che la sua dimora nell’uomo.

Alle parole del Padre il Figlio risponde: «Molto lo gradisco, Padre». Libertà nel Padre, libertà nel Figlio. È libero l’amore del Padre nel creare e nel voler dare una sposa al suo Figlio, è libero l’amore del Figlio che fa sua la volontà del Padre.

La teologia spirituale di San Giovanni della Croce, pp. 115-117