mercoledì, Giugno 26, 2019

Meglio l’idolatria che il nulla (1969)

Se i cristiani avessero fede! Papa Giovanni l’aveva e nelle sue mani i nodi più intricati erano sciolti. Gli altri che si affidano alla politica, alla diplomazia, all’economia, non levano un ragno da un buco, perché l’operazione umana è sempre, di per sé in questo piano, inefficiente. E allora meglio la rivoluzione totale dei comunisti o dei maoisti! O c’è Dio, o non c’è altro. E guardate, l’unica alternativa alla rivoluzione e allo sconquasso – non illudiamoci! – è veramente questa fede eroica di uomini che, non rinunciando a un ideale che non è utopistico perché è una promessa di Dio, divengono strumento reale, efficace nelle mani dell’onnipotenza divina nella misura che essi hanno fede. Per dirlo in altre parole: che cosa esige il mondo di oggi? In mancanza di santi si affida a Che Guevara, a Camillo Torres o magari a Mao. Ma se ci fossero i santi!

Rendiamoci conto che è anche questo il fuoco che ha portato Nostro Signore; soltanto che qua è un fuoco alimentato soltanto da uomini che hanno la stessa aspirazione, sentono lo stesso bisogno di redenzione universale, ma non si affidano a Dio. Ma per non affidarsi a Dio bisogna che credano nella loro opera, bisogna che compiano l’atto che al loro sguardo è il più efficiente, anche se calpesta gli altri. Chi non ha fede come fa a rispettare gli altri? Ma io ho fede e penso che Dio agisce in modo misterioso attraverso la mia docilità, attraverso la mia fede; e non so nemmeno io come fa, perché umanamente non so spiegarmi come l’opera di Giovanni XXIII, così banale, avesse un’efficacia così divina, ma è Dio che, attraverso lo strumento che è docile, opera. L’efficienza dipende precisamente dal contatto, dall’armonia dell’uomo con la divinità.

(…) Gli uomini di oggi, dato che non hanno fede e che non ne ha più neanche chi dovrebbe parlar di Dio, a chi si affidano? A due tipi di santi: ai violenti che non hanno scrupoli – Hitler ieri, oggi Mao – oppure ai divi del cinematografo o ai cantanti di musica leggera: questi son divenuti veramente gli idoli della folla! Ed è una cosa meravigliosa, questa, perché ci dice il bisogno da parte dell’uomo di essere guidato. Ecco perché, dicevo, in tutto quello che ora avviene, noi avvertiamo davvero la potenza dello Spirito che agisce nel cuore dell’uomo, che agisce nella massa umana. Non agisce personalmente in ciascuno per portarli al bene, ma agisce come lievito che impedisce all’acqua di putrefarsi, impedisce a questa umanità di adagiarsi nel vuoto, in una passività senza fine. Perciò non dobbiamo deprecare l’esistenza dei maoisti universitari: soltanto dobbiamo fornire loro un altro ideale. Cioè soltanto se noi sapremo sostituire davvero non all’esigenza di una realizzazione ma al mezzo di realizzazione il mezzo che solo è efficace, cioè Dio, soltanto nella sostituzione di questo Dio che solo diviene efficace a realizzare questo ideale, noi possiamo pretendere che gli uomini rinuncino ai loro falsi idoli. Ma meglio che ci sia un’idolatria piuttosto che il nulla! L’umanità non potrà mai rassegnarsi al nulla: deve per forza tendere a quello che Dio le ha fatto sperare, che Dio le ha promesso. Soltanto, se Dio cessa di essere vivo, l’uomo lo vuol raggiungere coi suoi mezzi e attraverso la sua vita. E lo vuol raggiungere subito, perché non può aspettare domani.

Non andiamo a cercare responsabilità altrove! La responsabilità di tutto questo travaglio, se non ha trovato la via giusta per essere docile all’azione di un Dio che vuol portare l’umanità al suo compimento ultimo, è dei cristiani. Questa crisi mi fa veramente paura: io ho l’impressione che tutto dipenda da una mancanza di santità, di fede in tutti noi, in coloro che ci guidano, in tutti. Non ci sono più santi.

Adunanza a Firenze del 2 marzo 1969