lunedì, Ottobre 21, 2019

L’inferno è l’insensibilità (1973)

Gli uomini si sentono installati in questo mondo, programmano il futuro, prevedono quello che avverrà fra cento anni, l’esplosione demografica, ecc… Fino a poco tempo fa, vi erano soltanto i profeti che sapevano che cosa aspettasse l’umanità; oggi sono gli scienziati. Psicologi, tecnici, ingegneri, medici: tutti sono profeti, tutti programmano il futuro, tutti hanno in tasca i millenni che verranno. Nei primi secoli i cristiani attendevano con ansia, con sgomento anche, e con desiderio, la seconda venuta. La invocavano. La loro preghiera non s’innalzava a Dio che come aspirazione, che come implorazione della seconda venuta.

“Il Signore viene”, “Vieni Signore Gesù!”… Oggi l’hanno rimesso nella liturgia; subito dopo la Consacrazione, si ricorda non solo la morte, la resurrezione, ma anche la parusìa, la seconda venuta. E dopo il “Pater noster” di nuovo si dice che noi attendiamo: “nella speranza della seconda venuta”. Tutta l’assemblea vive questa speranza.

Non so quanto queste parole siano vere; non credo che tutti noi viviamo veramente nell’attesa di questa seconda venuta. E allora si dicono soltanto delle bugie, perché non si vive quello che si dice. Eppure a questo ci richiama oggi la parola di Dio; attraverso l’A.T. come attraverso l’apostolo, come attraverso Gesù. Tutto è imminente, tutto è per scoppiare. Ma noi non viviamo in questa attesa: siamo tranquilli, calmi, mezzi addormentati. Non abbiamo il senso di questa imminenza, il senso che Dio è qui. E se i nostri sensi sono così ottusi da non percepire questo entrare di Dio nella nostra vita, noi siamo già esclusi; siamo già nell’inferno, siamo già estranei al mondo di Dio. E credo che questa umanità sia in gran parte estranea al mondo di Dio, io credo che la massima parte degli uomini vada all’inferno. Perché che cos’è l’inferno se non questa insensibilità nei confronti di Dio? È il fatto che non si vede, è il fatto che non si ascolta: l’inferno è questo, Ora, quanti sono gli uomini che ascoltano Dio e Lo vedono oggi?

Noi sappiamo – l’abbiamo detto tante volte – che siamo già in Paradiso. Perché siamo in Paradiso? Perché attraverso i sensi spirituali noi abbiamo una certa esperienza di questa presenza divina. Veramente il tempo è venuto, veramente tu devi aprire gli occhi e vederLo, veramente tu devi aprire le tue orecchie e ascoltarLo. Se non lo ascolti, se non lo vedi, sei già rigettato. Sei già all’inferno. Dio è estraneo a te e tu sei estraneo a Dio, e questo mondo che crede di fare a meno di Dio, già è mondo infernale, già è mondo dannato, è la “massa dannata” di cui parlava Agostino. Dio non ha bisogno di condannare gli uomini, perché già San Pietro nel discorso dopo la Pentecoste ci dice che tutta l’umanità è già condannata. E soltanto in questo incontro che ognuno di noi (…) deve fare con Lui, in questo incontro ognuno di noi si salva (…).

A noi sembra che la creazione abbia una sua stabilità, una sua consistenza, ma è la consistenza della nebbia, è una consistenza labile. È una figura, una scena, null’altro. Lo so bene, se dovessi parlare a dei giovani queste mie parole potrebbero avere un qualche carattere retorico, ma per chi è giunto alla mia età non hanno più nessuna retorica. Io non mi sono accorto di nulla: mi sembra ancora di avere dieci anni, e forse è lo stesso per chi ne ha 95. Crediamo che ci voglia un grandissimo tempo per passare la vita; ed è appena un lampo fra la tenebra che precede e quella che segue e che è eterna. Questa è la vita. Tu sei preservato dalla rovina solo se in questo tempo di attesa, solo se in quest’istante in cui la lama è per scendere sul tuo capo, in quest’istante tu ascolti la sua parola e la vivi. Ti è data questa vita, ti è dato questo lampo di tempo, solo perché tu apra gli occhi e possa contemplare il suo volto; solo perché tu possa aprire le orecchie e tu possa ascoltare la sua parola. Non ha altro senso la vita; che senso potrebbe avere, se è appena un lampo nella tenebra fonda? Che senso chiedi tu alla vita, se vita non è questa attesa, questo momento che precede una eternità di rovina o una eternità di amore? Ed è rovina il fatto che tu non lo veda. Finché tu non lo vedi rimane il buio, la tenebra della solitudine fonda. Ma se tu ti incontri con Lui, se tu Lo vedi negli occhi, allora davvero questo momento che fa presto a passare, diviene per te come l’aprirsi di un mondo, diviene per te come l’entrare nel regno, diviene per te una comunione infinita ed eterna di amore (…).

Ritiro a Casa San Sergio (FI) del 21 gennaio 1973