giovedì, Dicembre 12, 2019

Epifania (1954)

Si è detto sempre che l’Epifania è una delle più grandi nostre feste. (…) La liturgia di questo giorno, celebrando le tre manifestazioni di Cristo, ci insegna come Gesù, nato nell’umiltà, nel nascondimento, nel silenzio, ora si manifesta: ai Magi, nel battesimo sul Giordano, alle nozze di Cana. Dei tre avvenimenti che la Chiesa celebra in questo giorno, uno richiama particolarmente la Comunità: Gesù si manifesta a Cana, a un banchetto di nozze. La prima manifestazione di Gesù si compie nel seno di una comunità, non alle anime singole, ma agli uomini in quanto sono legati da vincoli fraterni, in una comunità. Si accentua così il carattere comunitario della vita cristiana. Gesù è sempre in mezzo ai suoi, il primo suo atto di Salvatore lo compie in mezzo ai suoi. È il suo intervento che crea la comunità stessa, che fa piena e perfetta la gioia degli invitati.

(…) Questa festa ci dice che termine della vita cristiana non è la mortificazione, non la passione, ma la gioia, l’unione nuziale con Cristo. C’è una gioia che il cristiano non può mai deporre; se il cristiano abdicasse a questa gioia non conoscerebbe più Gesù. Non possiamo perdere questa gioia senza perdere Gesù stesso. Ma se l’anima vivrà questa intimità con Lui, anche se conoscerà tutte le tristezze della terra, tutte le tristezze non potranno mai togliere all’anima la certezza dell’amore di Dio, la certezza della presenza di Gesù. Ed è in questa certezza che l’anima possiede tutta la pace e la gioia. L’Epifania è festa di pace, di gioia, d’intimità.

L’Epifania non è solo una festa che ci impegna a rivelare il Signore, ma è manifestazione anche a noi di Gesù: (…) con la fede ogni avvenimento porta il Signore, in ogni creatura risplende il volto di Gesù. Allora tutta la vita è per noi una continua manifestazione di Gesù, una gioia perenne. Si mostra nella grotta di Betlemme, poi Giovanni lo mostra «Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Gv 1, 29) quando Gesù si sottopone a un battesimo di penitenza, quando in tutto uguale agli altri si sottopone anche agli altri.

Guardatelo alle nozze di Cana! (…) Partecipa alla gioia del banchetto nuziale: l’avvenimento che sembrava più profano, è santificato da Gesù. Non dobbiamo cercare il nostro Dio, il nostro sposo, solo in avvenimenti grandiosi: Egli è con noi qualunque cosa facciamo. Non sono gli avvenimenti grandiosi che lo rivelano a noi, ma Egli fa grandi i piccoli avvenimenti. Egli si è rivelato nell’umiltà e noi dobbiamo riconoscerlo. Dobbiamo saperlo riconoscere in tutti i nostri bambini; nei nostri nipotini, nelle persone di servizio, in chiunque; dobbiamo saperlo riconoscere in ogni anima che si avvicina a noi. Dovremmo stare davanti ai fratelli come davanti al santissimo Sacramento. Invece si va in chiesa, si fanno molte genuflessioni, e col prossimo siamo sgarbati. Facciamo sentire ai nostri fratelli che siamo disposti a morire per loro: in casa, per la strada, in ufficio, a scuola, al bar; sia sempre il nostro atto un atto di amore, un atto religioso. Sappiamo riconoscere Gesù in ogni avvenimento, in ogni creatura. Come tutto risplende allora, come tutta la vita diventa luminosa e soave! (…)

«Hai veduto un fratello, hai veduto il Signore»: è una frase riportata dai primi Padri della Chiesa. (…) Dobbiamo saperlo trovare Gesù non solo sul volto del bambino dove in qualche modo risplende, ma in tutti. Sul Giordano si è mescolato ai peccatori, dunque anche nei peccatori dobbiamo saper riconoscere Gesù: anche in loro devo saperlo riconoscere.

E non solo negli atti più sacri della vita, ma anche negli atti più profani, così come ad un banchetto di nozze. Avere la visione di Gesù qualunque cosa si faccia: ufficio, scuola, casa, strada, mercato. Non solo all’adunanza religiosa, ma anche nei salotti mondani. (…) Allora tutta la vita è una festa che continua, perché in tutta la vita si rinnova questa manifestazione di Gesù all’anima, a noi. Tutta la vita sarà purezza, pienezza di gioia, intimità dolce d’amore.

Che il Signore ci conceda di vivere questa continua gioia. L’anima che lo contempla, non vede più che Lui in ogni creatura, Lui che in ogni creatura ci ama, ci dice il suo amore e ci manifesta i tesori della sua anima.

 

Adunanza del 6 gennaio 1954 a Firenze