martedì, Agosto 20, 2019

Entrare di nuovo in paradiso (1957)

Questo distingue la vita dell’uomo nel paradiso di Dio: la comunione ininterrotta con Lui, la continua visione della sua divina bellezza. Era questa la vita dell’uomo nel paradiso terrestre. Passava il vento e l’uomo sentiva nel passare del vento il passaggio di Jahweh (cfr. Gen 3, 8), contemplava lo sbocciare dei fiori e vedeva nello sbocciare dei fiori la bellezza di Dio. Ogni cosa era rivelazione di Dio, tutto era segno, tutto era sacramento per l’uomo. Il peccato ha reso opaca la terra, ha fatto insignificante la vita. Il mondo, la storia sono divenuti profani, sono divenuti un diaframma che c’impedisce la visione e nasconde il Signore, non sono più per noi segno della sua presenza, il cristallo che trasparisce la luce.

Ma quando l’uomo ritorna a questo paradiso, ecco la creazione farsi di nuovo trasparente e rivelare il Signore, divenire come la sua veste di luce: ecco allora la storia ritornare tutta ad essere rivelazione di Dio. Non vi sono più avvenimenti insignificanti nella vita. Lo sappiamo riconoscere, ora: lo incontriamo appena usciamo di casa, ascoltiamo Lui che ci chiama nella voce dell’acqua, nella voce del vento. Un fratello che ci chiede qualcosa? È Dio che ci domanda il nostro povero amore. Non hanno vissuto così tutti i santi? Non hanno saputo riconoscere in ogni avvenimento l’avvenimento divino, in ogni cosa la presenza di Dio?

A questo noi dobbiamo ritornare se vogliamo ascoltare la sua divina parola, se vogliamo vedere il suo volto, vivere una comunione continua con Lui. Ecco la nostra vita. Non s’impongono grandi cose; s’impone soltanto di vivere la nostra povera vita, ma di vederla trasfigurata da un vivo spirito di fede. Dobbiamo vivere la nostra vita nella sua umile realtà, perché non siamo noi che conferiamo una sacralità alle cose, né le cose o gli avvenimenti sono per sé più o meno sacri; ma Dio conferisce alle cose e agli avvenimenti un valore sacro ed essi divengono per l’uomo messaggio di Dio. È l’uomo, piuttosto, che col peccato ha profanato la creazione e la storia. Ma ogni storia ritorna storia sacra, e la creazione tutta reca il volto di Dio, se tu nella fede hai di nuovo la capacità di vedere.

La realtà ultima e vera di tutto è precisamente questo continuo comunicarsi di Dio a te attraverso le cose, questo donarsi di Dio all’anima tua attraverso le cose, attraverso ogni avvenimento della tua vita. E tu vivi la realtà vera della tua vita se vivi questa comunione di amore, se vivi questo rapporto. È questa la vita dell’uomo, questa, non altro. O com’è bella, com’è dolce, com’è grande! È già la vita del cielo, la vita del paradiso di Dio. Adamo nel paradiso terrestre non viveva ancora la visione beatifica: egli viveva precisamente questa comunione di amore.

E noi dobbiamo ritornare a viverla, nulla può impedircelo più, perché la redenzione operata da Cristo ha riaperto le porte del paradiso di Dio. Le ha riaperte per il ladrone pentito, le ha riaperte per tutta l’umanità riscattata dal sangue divino. Le porte sono aperte e i cherubini non lo difendono più (Gen 3, 24): perché non vi entriamo? Il modo di entrare in questo nuovo paradiso in cui tutte le cose significano Dio, ci parlano di Lui e divengono e sono parola divina, è la fede. Bisogna che la tua fede sia viva e Dio sarà presente per te, Dio che è l’immenso e Dio che è l’amore, Dio che è il tuo Padre celeste.

La via del ritorno, II edizione, pp. 118-120