lunedì, Ottobre 21, 2019

Apertura senza confini (1961)

Siamo invitati alle nozze (cfr. Mt 22, 1-14); tutti sono invitati alle nozze. Non vi è uomo che non sia elevato all’ordine soprannaturale, non vi è uomo che non sia chiamato alla beatitudine eterna. È dottrina di fede per noi cattolici che la volontà di Dio è una volontà di universale salvezza.

Dio sinceramente vuole la salvezza di tutti e a tutti perciò appresta i mezzi per poter giungere là dove Egli li chiama (…). Pur consapevoli di essere nella vera fede, pur consapevoli della verità del Cristianesimo, non possiamo mai dividerci da alcuno. La nostra separazione da una sola anima è una separazione da Cristo. Non siamo tenuti a fare la separazione; è Dio che la farà, e sono gli uomini in quanto non rispondono a Dio, alla loro vocazione divina.

È certo che, consapevoli della verità del Cristianesimo, consapevoli della verità della Chiesa cristiana, noi non possiamo accomunare ogni confessione religiosa degli uomini, ma il fatto che vi siano diverse confessioni religiose non ci autorizza mai a sentire un fratello, a sentire un uomo separato da noi, diviso da noi, a qualunque confessione appartenga: perché tu non sai se attraverso quella confessione, o nonostante quella confessione, egli non viva come te nel seno della Chiesa madre e non viva come te nella famiglia dei figli di Dio. Tu non lo sai. Vi è dunque qualche cosa in comune in ogni uomo, non soltanto perché chiamato alla grazia ma anche perché questa chiamata è efficace, anche perché in ogni vita religiosa umana io debbo riscontrare qualcosa di un’azione di Dio che efficacemente opera la salvezza di tutti coloro che volontariamente, coscientemente non si oppongono a questa azione segreta. Non solo tutti siamo chiamati al Cielo ma in tutti lavora l’azione di Dio, in tutti l’azione della grazia opera in vista di questa città futura che tutti ci adunerà in Cristo Signore e di tutti noi farà un solo corpo e a tutti noi darà una medesima vita.

Con quale rispetto dunque e con quale amore ciascuno di noi deve avvicinarsi ad ogni uomo! Non solo perché, depositario di una dottrina di verità, partecipe di una grazia divina, egli deve comunicare questa verità e questa grazia attraverso tutta la sua vita, oltre che un suo ministero, agli altri fratelli, poiché ogni uomo è sacramento per l’altro uomo; non solo per questo dobbiamo avvicinarci ad ogni fratello, ma dobbiamo avvicinarci con venerazione ad ogni fratello perché in ogni fratello dobbiamo saper riconoscere il Cristo: non tanto per una vocazione che egli ha certamente alla salvezza, quanto perché non sei tu che puoi determinare riguardo a nessuno che egli è separato da Cristo, che egli non appartiene perciò alla famiglia dei figli di Dio. Con quale rispetto tu devi avvicinare ogni anima per avvertire in ogni anima il mistero di un Dio che si comunica all’uomo, di un Dio che ci ama e nel modo più misterioso e segreto lavora nell’intimo del cuore di ognuno per fare ciascuno di noi un degno figlio di Dio, una degna abitazione dello Spirito divino!

(…) Come è bello e come è consolante saper riconoscere l’azione segreta di Dio in tutte le anime, in tutto questo universo, in tutta questa umanità! Come dobbiamo non rifiutare a priori che Dio agisca anche in quelle anime che sono affidate a dottrine, a movimenti non direttamente religiosi ma che tuttavia usurpano, si appropriano quanto è proprio della religione, imponendosi alle anime come qualcosa di assoluto, esigendo dagli uomini un servizio totale!

(…) Uno che immediatamente rifiuta, respinge, si salva più facilmente, si difende più facilmente contro dottrine estranee, contrarie; uno che rifiuta, che respinge, più facilmente protegge la propria verità nei confronti degli altri. Ma questo poteva essere l’atteggiamento dell’antico Israele, per il quale l’amore, la carità si rivolge prima di tutto al correligionario oppure al conterraneo oppure al proselita. Non vi è nell’Antico Testamento un comando che prescriva l’odio ai nemici, è vero; ma pure Nostro Signore può dire: «Vi è stato detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico» (cfr. Mt 5, 43). Gesù poteva dire queste parole, quantunque non vi sia nell’Antico Testamento il comando di odiare il proprio nemico. Ma Gesù poteva dirle perché effettivamente tutta la morale dell’Antico Testamento tende a separare l’Israelita dagli altri popoli, tende a farlo consapevole di una divisione dalle altre nazioni abbandonate da Dio, non elette da Lui.

Per te cristiano questo non può esser più vero. Il tuo amore non può conoscere confini, il tuo amore, se è vero amore, non può essere soltanto in te desiderio e volontà di donarti: è anche volontà di ricevere.

Adunanza del 1° ottobre 1961 a Firenze